giorgio levi

Ecco perché la Banca della Memoria del giornalismo è la strada per capire che non si può dimenticare la storia di questa professione

Più o meno tre anni fa con il mio amico e collega Stefano Tallia (allora segretario di Stampa Subalpina) decidemmo d’istituire la Banca della Memoria del giornalismo. Una collaborazione tra il sindacato e il Centro Studi sul giornalismo Pestelli, che ho l’onore di presiedere da alcuni anni.

Secondo noi era necessario imprimere una svolta al Centro Pestelli, nato una cinquantina di anni fa e presieduto alla fondazione da Giovanni Giovannini. Ricco di quasi 4 mila volumi che raccontano la storia di questa professione, frequentato da laureandi che vengono qui a comporre le loro tesi su questa materia, forte di un Comitato Scientifico di altissimo profilo (oggi coordinato dal professor Mauro Forno dell’Università di Torino), povero di finanziamenti ma ricco di idee.

La prima iniziativa fu l’istituzione del Premio Pestelli per la miglior tesi laurea che oggi consegna ogni anno un assegno di 2 mila euro alla vincitrice o al vincitore e targhe come riconoscimenti al merito. In questo disgraziato 2020 sono arrivate più tesi di tutti gli altri anni. Saremo costretti a rinviare la cerimonia di premiazione di febbraio 2021, ma non la consegna virtuale e materiale del Premio.

La seconda iniziativa voleva invece guardare al futuro. Consegnare cioè agli studiosi che verranno la testimonianza in voce e in video dei protagonisti, grazie alle nuove frontiere della tecnologia, frammenti di storia del giornalismo del Novecento.

Nasceva così la Banca della Memoria e la realizzazione dei primi due documentari. Sono ormai più di venti i testimoni del tempo, ognuno di loro ha raccontato come ha vissuto gli anni eroici o drammatici del giornalismo piemontese. Così, tra venti o trent’anni chi si avvicinerà a questa materia, tanto ricca e spesso inedita, avrà a disposizione la testimonianza diretta di chi ha vissuto quell’epoca.

A distanza di un anno ci hanno lasciato tre grandi giornalisti. Antonio De Vito un anno fa, Claudio Cerasuolo e Roberto Franchini in questi malinconici giorni. Qui di seguito ripropongo le loro testimonianze. Vorrei che fossero i giovani giornalisti ad ascoltarle, ma risentirli farà bene a tutti noi.

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