giorgio levi

Il buco dell’Inps di altri 2 miliardi? Che problema c’è? “Ripiana lo Stato”. Una leggerezza per nascondere oggi quanto saremo poveri domani

(foto di Huy Phan da Pexels)

Leggo su La Stampa due interessanti articoli sulla drammatica situazione dei conti di Inps. Il primo di ieri domenica 15, il secondo di oggi lunedì 16 novembre. Il titolo di domenica è: La seconda ondata Covid gonfia il passivo dell’Inps di altri 2 miliardi di buco. Il titolo di lunedì è: Buco nei conti dell’Inps. Tridico: “Lo Stato ripiana, le pensioni non rischiano.

Poi leggo in altre pagine che Il contagio terrorizza gli italiani più della crisi, indagine statistica sulla paura che il Paese ha del virus, articolo di Alessandra Ghisleri, sondaggista e titolare di Euromedia Research.

Sulla paura della crisi economica, opposta al terrore sanitario, le percentuali quasi pareggiano. I primi sono al 45,6%, i secondi al 48,8%. Un discostamento minimo, ma incomprensibile comunque. Come sarebbe a dire? La metà degli italiani trema per il virus e l’altra metà per il dramma economico che ci trascineremo per anni, anche quando il virus sarà scomparso. Questo 48,8% non sa che cosa accadrà? O non vuole sapere? L’indagine corretta dovrebbe dire che il 90% degli italiani teme la malattia e allo stesso tempo non dorme pensando che forse per qualche anno sarà alla fame. E, tanto per essere molto chiari, si muore anche di non lavoro, di aziende famigliari fallite, di grandi imprese con decine di migliaia di operai in cassa integrazione. Prima lo capiamo e meglio sarà per tutti.

I conti dell’Inps dovrebbero farci capire dove stiamo andando. E dovrebbero dire ai pensionati, che sono tra i maggiori fautori del lockdown duro a tempo indeterminato, e che si sentono forti del loro assegno mensile in banca, che potrebbe non essere più così, nonostante i media si affrettino a tranquillizzare l’esercito degli umarelli, che a gennaio erano più di 16 milioni. Tutti provvisti di scheda elettorale.

Scrive La Stampa di domenica: “L’impennata autunnale del virus costerà all’Istituto almeno altri 2 miliardi che andranno a peggiorare il rosso già previsto nel bilancio 2020”. Il Consiglio di vigilanza di Inps “ha certificato un esericio negativo di 26 miliardi . La gestione economica, dunque, segna ora una perdita di 28 miliardi”. Dicesi ora, non tra un mese. Ma c’è di peggio: “il lockdown di primavera, la gelata del mercato del lavoro (- 600 mila occupati) e la chiusura di decine di migliaia di aziende pesano sul bilancio con 15 miliardi di minor gettito contributivo, e poi ci sono 4 miliardi di maggiori prestazioni pagate direttamente con i soldi dell’Istituto”. La cassa integrazione, non qualificata come Covid.

Sulla Stampa di oggi interviene invece il presidente di Inps Pasquale Tridico, a cui evidentemente sono venuti i capelli dritti: “Non c’è un problema di deficit per l’Inps finché non c’è un problema di deficit per lo Stato”. La domanda è: Tridico sta bene? Davvero non c’è un problema di deficit dello Stato? Forse parlava delle Isole Samoa, del cui bilancio dello Stato non ho conoscenza. L’articolo è lungo ed esaustivo, perciò compratevi il giornale e leggetelo.

Resto sempre stupito da questo esercito di bacchettatori da social che insegnano agli altri come indossare la mascherina, senza che passi nemmeno per dieci secondi nella testa come saranno tra sei mesi o un anno le loro pensioni, il loro stipendio (se avranno la fortuna di averne uno), con che portafoglio andranno a fare la spesa alla Lidl, perché gli altri supermercati non saranno più alla portata.

, è giusto, l’emergenza sanitaria prima di tutto. E l’emergenza economica prima di tutto. Questo è il lavoro che il governo dovrebbe fare, essere già avanti rispetto alle briciole dei Ristori. Sarebbe onesto sapere adesso quali strategie mette in campo guardando ai prossimi 10 anni.

I bacchettatori di oggi saranno i bacchettatori di domani. Cambierà il soggetto, non l’idea di verificare se le proprie convinzioni siano esatte. Sono minuzie, è vero. Tuttavia, la società, cosiddetta globale, passa anche da queste distorte convinzioni.

Siamo solo all’inizio della fine del modello che abbiamo conosciuto fino ad oggi, quello della povertà non abbiamo idea di come sarà. Per ora lo nascondiamo. Buon viaggio.

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