giorgio levi

Ma di quale circo mediatico state blaterando senza sapere nulla

Conte e Di Maio, i dioscuri, il Castore e il Polluce di Ciampino

L’arrivo di Silvia Romano in Italia ha aperto i rubinetti della più sgradevole cloaca della storia dei social. E non di internet, che va ricordato è ben altro. Anche se il bestiame Facebook (con tutto il rispetto per le vacche a quattro zampe) confonde, o sovrappone, il social con la rete, scambiando il loro letamaio per il più straordinario mezzo di comunicazione della storia dell’uomo. Ma pazienza. Prima o poi i social s’inabisseranno e torneremo a respirare.

Ieri, in mezzo a tutto questo delirio, sono spuntati i soliti commentatori che accusavano il circo mediatico di essere la causa della rivoltante macchina del fango che è seguita alle immagini che tutti abbiamo visto, da Ciampino, in diretta televisiva. Tuttavia, nessuno ha spiegato perché sarebbe stato il circo mediatico il padre dello sterco piovuto sulla povera e impaurita ragazza milanese.

Esiste una cosa che nel mondo dell’informazione si chiama notizia e che è il pilastro della professione. E i giornalisti, in genere, vanno dove i fatti accadono, perché è esattamente lì che prendono forma le notizie. L’arrivo di Silvia è stato annunciato ben prima che l’aereo su cui viaggiava si fermasse davanti agli uffici della dogana dell’aeroporto. Perciò, che cosa accade in una redazione quando si sa l’ora e luogo di quella che tutti sapevano sarebbe stata la notizia del giorno? Ci mandi un cronista, un teleoperatore, un fotografo. Lo spedisci lì perché questo è il mestiere del giornalista. Osservare, fotografare e raccontare a lettori o telespettatori quello che accade. E’ tutto molto semplice, il circo mediatico non esiste. Si forma perché qualcuno ha deciso che l’aereo si fermasse esattamente davanti alla telecamere, e che Silvia percorresse il suo triste red carpet verso la palazzina con i dioscuri Conte e Di Maio mascherati e frementi. Perché il protocollo aveva posizionato i genitori e le sorelle davanti alla porta della dogana e non dentro i locali?  Un giornalista che deve fare? Va e racconta. Il circo mediatico non è opera dei giornali o delle televisioni.

Sarebbe stato sufficiente che Silvia, scesa dall’aereo (che ha volato dall’Africa nel più totale anonimato, senza insegne sulle ali e sulle fiancate) fosse stata fatta salire su un’auto anonima e accompagnata scortata dai magistrati a Roma, dove avrebbe potuto incontrare la famiglia. Evidentemente l’intenzione politica di questo rilascio non era questa.

Un appunto però, soprattutto ai fotografi, va fatto. La ressa che si è formata, per scattare le immagini,  è stata potenzialmente pericolosissima per la loro salute. Secondo logica avrebbero dovuto, viste le condizioni di lavoro, prendere e tornare a casa. E che Castore e Polluce parlassero al microfono nel vuoto. Ma non si possono mettere d’accordo cento e più cronisti, molti dei quali pagati poco e male che farebbero qualunque cosa pur di scattare quella foto. Anche mettere a rischio se stessi. Forse è proprio da qui che dovremmo cominciare a ricostruire questo mestiere.

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