giorgio levi

Il procuratore Spataro ai giornalisti: rispettiamo il vostro lavoro, ma voi fate altrettanto con il nostro

Armando Spataro, procuratore della Repubblica di Torino

C’è una frattura profonda  tra la Procura di Torino e gli organi d’informazione cittadini.  Dopo le polemiche  delle scorse settimane sui fatti di piazza San Carlo, e dopo che la Procura aveva aperto tre fascicoli per capire chi aveva fornito la notizia ai giornalisti (presunto uso di gas urticanti per scatenare il panico), ieri per la prima volta il Procuratore  della Repubblica Armando Spataro ha accettato d’incontrare al Circolo della Stampa, in un confronto pubblico e fuori dagli uffici giudiziari, i cronisti torinesi.

Il tema al centro dell’incontro era quello dei rapporti tra magistratura e organi d’informazione. A che punto sono? Spataro ha difeso il suo lavoro e non ha usato troppi giri di parole: “Esiste un diritto dei cittadini ad essere informati, ed esiste un diritto dei cittadini a vedere perseguiti gli autori di un reato. Se un giornalista pubblica un articolo sapendo che può danneggiare la riservatezza di un’indagine, sorge un problema che non è di poco conto”.

La questione centrale adesso per Spataro è trovare un punto di equilibrio tra esigenze di cronaca (il pubblico ha diritto di essere informato, come ha ricordato il professor Vladimiro Zagrebelsky) e quelle dei giudici (condurre indagini senza che ne siano svelati i contenuti chiave). C’è questo punto di equilibrio? A quanto pare no. O almeno  non per ora.

Nel muro contro muro  è entrata anche la questione sala stampa.  Spataro: “Ne avevo fatta allestire una grande e comoda, non è mai stata utilizzata. Evidentemente i giornalisti preferiscono andare avanti e indietro per i corridoi o sostare davanti agli uffici dei magistrati per carpire qualche notizia”.

Sulle intercettazioni telefoniche: “Non vengono disposte per acquisire notizie che la stampa possa pubblicare”. E ancora,  il web non permette ai cronisti di approfondire le notizie, i titoli dei giornali ad effetto non corrispondono agli articoli scritti. Tutto questo, secondo il procuratore, può nuocere gravemente alle indagini. Il procuratore si è spinto anche un po’ più in là, spiegando quando una notizia merita di essere pubblicata. La risposta dei giornalisti non si è fatta attendere: “Questo lo decidiamo noi”.  D’accordo, ha corretto Spataro, ma “non tocca al giornalista giudicare se la notizia è rilevante per le indagini”.

Dopo quasi un’ora il dibattito si è avvitato su stesso.  Spataro ha concluso così: “Rispetto il vostro lavoro, voi fate altrettanto con il nostro”.

Il motto del New York Times è da 1851 questo:”All news that’s fit to print”. Tutte le notizie che meritano di essere pubblicate. In fondo non sarebbe necessario altro.