giorgio levi

Quante copie vende il Corriere della Sera edizione di Torino?

Ogni tanto incontro qualcuno che mi chiede: ma quante copie vende il Corriere della Sera a Torino? Boh, è ogni volta la risposta che ritengo più sensata. O esaustiva. Nessuno lo sa, in realtà. Secondo me nemmeno i manager di via Solferino. Credo che vadano in riunione, si guardino un po’ l’un l’altro, poi quello più diligente pone la domanda fatale: “Quanto vendiamo a Torino, Bologna, Firenze?”. Boh. La riunione è sciolta, ragazzi.

Le vendite dei giornali, da sempre, sono uno dei grandi segreti dell’Umanità. Anche e più di Fatima, con tutto il rispetto. I dati che circolano sono maneggiati come il  polpettone della mensa che ricicla la carne del giorno prima, che ci era tanto piaciuta sotto forma di bistecca, perciò perché buttarla via? Le cifre (anche quelle diciamo così ufficiali) sono frutto di aggregazioni e disaggregazioni, scorporo da una parte e unifico dall’altra. Siori e siore, qui c’è il cartaceo e qui c’è il web e qui gli abbonamenti e qui le vendite. Poi tolgo la carta e metto il web e lascio da parte gli abbonati. Anzi, tolgo il web e tengo la carta e conto gli abbonati. Urca, quanto vendiamo!

Debbo dire che è sempre stato così. La chiave di volta che determina il successo o l’insuccesso di un giornale sono le vendite. E gli abbonamenti per i magazine. Perché è da lì che a cascata si lavora su tutto il reso, markentig e pubblicità compresa. Nei miei dieci anni in Mondadori, alcuni dei quali nel Cdr, andavamo a cercare la verità sui dati di vendita ravanando di sera nei cestini della carta degli uffici dei top manager dell’azienda. E scoprivamo che la differenza con quello che loro dichiaravano ufficialmente era più ampia del deserto del Sahara. Ora il Grande Segreto è custodito in qualche file o in rete o chissà dove, consiglierei ad un hacker ben attrezzato di farci un pensiero.

Le rese. Qualcuno ha mai sentito un dato sulle rese? Una cifra, anche indicativa, una percentuale, una cazzatina di numero che consenta di capire che cosa succede nelle edicole? Mai. L’aspetto interessante è che non sembra fregare niente a nessuno. Come tutto il resto, d’altrone. Ma sarebbe come se uno salisse su una Costa Crociere e non verificasse se ci sono le scialuppe di salvataggio. E se poi c’è Schettino? Credo che i dati sulle rese dei giornali italiani siano sigillati in Ucraina in qualche rifugio anti atomico.

In realtà, volevo soltanto fare il punto sul Corriere edizione di Torino. Raccolgo vocine d’ambiente, nient’altro. Quella più diffusa è che le copie vendute in edicola siano circa 2 mila. Tante? Poche? Giuste? Mi pare che fossero partiti pensando a 6 mila, poi 4 mila, poi 3 mila. Può essere che il mercato torinese asfittico per natura sia questo, anche per un giornale ben fatto e godibile.

Oppure, le copie sono come la maglia bernarda, che si slunga e che si slarga.