giorgio levi

Il Foglio: “Alla Stampa anche Gianni & Riotto esigono il loro carattere. Sarà il Johnny”. Sul modello dello “Scalfari” adottato a La Repubblica

“Molinari dovrà vedersela con Gianni & Riotto” (foto Youtube)

Uno spassosissimo pezzo su Il Foglio. Il tema prende lo spunto dal nuovo carattere di stampa inaugurato a La Repubblica.

CHE CARATTERE

Non solo Scalfari, anche Tommy-Tommy si butta su Silvio. C’è da scegliere tra Gigino Di Maio e Berlusconi e il futuro direttore di Repubblica, e cioè Cerno, all’anagrafe Cerino, senza pensarci un attimo, coglie il fior d’Arcore: “Non è il fleur du mal, no; è Cavaliere delle camelie; anzi, lui è lusso, calma e voluttà; anche de Benedetti dovrà convincersi.”

Non solo Scalfari, Tommy-Tommy si butta su Silvio e così CdB, l’editore, che mette tra parentesi mezzo secolo di guerra con Berlusconi e dispone immediatamente di sbattezzare il carattere “Eugenio”. Marione Calabresi, direttore uscente, manca la notizia e la butta lì: “Chiamiamolo il Gotor!”. Ma… clamoroso!

Non solo Scalfari, con Tommy-Tommy, al fianco di Berlusconi c’è anche CdB. Clamoroso! La riforma grafica di Repubblica piace alla gente che piace ma quell’“Eugenio”, orgoglio e gloria dell’arte tipografica, cambia nome. De Benedetti convoca grafici, poligrafici, macchinisti, fuochisti e uomini di vari fatica e annuncia loro la novità.

Non solo Scalfari, anzi, non più Scalfari. Clamoroso! Il “Carattere Eugenio”, per espressa volontà dell’editore, terrorizzato all’idea di vedere Gigino Di Maio, viene rinominato e così la Repubblica – vanto e mirabilia – degli ottimati, plasma il bodoni per fare il “Silvio”. Magnifiche le varianti grassetto, corsivo, bandana, nazzareno, minetti e apicella.

Non solo Eugenio, comunque. Adesso il “Silvio”. E Tommy-Tommy, compiaciuto delle prime prove grafiche, dichiara: “Anche a George Michael e a Freddy Mercury sarebbe piaciuta tantissimo questa nostra ricerca di carattere”. Scalfari non se la prende a male dello sbattezzo perché comunque ha ben altra soddisfazione.

Ben più per Eugenio, dunque: non un semplice carattere. Al Fondatore dell’Impero, ops, al fondatore del giornale, l’Urbe Eterna assicura lungo la via Cristoforo Colombo l’erezione di un obelisco dove in luogo della scritta DVX, e sempre in caratteri littori, v’è scolpito il trionfante EVGENIO.

Ben più per Eugenio, quindi, non un semplice carattere. E’ un monumento, quello dell’obelisco, dove le quadrate legioni, dall’alba al tramonto, nel salutare il passaggio del sole sui Colli fatali elevano l’alalà festoso al Fondatore dell’Impero, ops, del giornale ma la ricerca del carattere, ormai, prende tutti.

Non solo Repubblica, anche il Corriere. Tutti i giornali si scatenano alla ricerca del nuovo carattere tipografico. Comincia il Corriere della Sera con il “Mieli” che, va da sé, sbaraglia qualunque altra ipotesi fino a quando, con sano pragmatismo, con lo stesso autorevole Paolo che si ritrae rispetto alle vane vanità, il direttore Lucianino Fontana va a optare per un più coerente nome.

Non solo Repubblica, anche il Corriere. Tutti cercano il proprio carattere. Dovendo scegliere comunque tra Silvio e Gigino, il giornale di via Solferino – radicato nella sana identità terzista – trova finalmente il proprio carattere e lo battezza al meglio. Ecco il “Dibba”. A dare annuncia, in Sala Albertini, lo stesso direttore con al fianco Joe Servegnini piangente (“volevo chiamarlo Matteo”, sussurra a un sorridente Massimo Gramellini).

Non solo Repubblica, anche il Corriere. Se Joe piange, Gramellini non dovrebbe ridere ma il padrone del Buongiorno di via Solferino ha l’asso nella manica, anzi, due. Tanto per cominciare ha avuto garantito dall’editore ciò che tutti i giornalisti agognano – ritrovarsi fotografato accanto a Urbano Cairo nel profilo WhatsApp di quest’ultimo – dopo di che un bel dopo di che.

Non solo Repubblica, anche il Corriere. Massimo del Buongiorno lascia che il Corriere della Sera abbia il suo Dibba perché oltre alla foto sul profilo wzp di Urbano, può ben trionfare col “Gramellini” in tutte le pubblicazioni di Cairo Editore e comunque – una ne fa, cento ne pensa l’editore – in tutta la composizione grafica di 7, il settimanale diretto da (vero, Irene?) Joe Servegnini.

Non solo Repubblica, anche La Stampa. Maurizio Molinari, il direttore, deve vedersela con Gianni  &  Riotto che – manco a dirlo – esige un proprio carattere, il “Johnny”. Si fa raccomandare da Donald Trump in persona, anche Trudeau si dice disponibile a inviare duemila Giubbe Rosse.

Non solo Repubblica, anche La Stampa. Flavio Briatore – raccoglie il grido di dolore – organizza una raccolta firme pro-Johnny, ma l’astuto Cerno all’anagrafe Cerino, abile tessitore del glamour, fa appello alla comune proprietà, de Benedetti, e rallegra il disperato Molinari: “Non preoccuparti, Silvio è il nostro faro e il vostro carattere ha già un nome, è il “Pascale”.

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