giorgio levi

Sei un fotografo accreditato? All’inaugurazione del Torino Film Festival non entri, accontentati di stare sul red carpet (cosiddetto)

Il 1982 lo ricordo come fosse ieri, prima edizione del Festival del Cinema Giovani. Ero stato accreditato come inviato di Topolino. Se ci penso un po’ mi commuovo. Il 25 settembre siamo tutti lì in via Po, al primo piano della Famija Turinèisa. Mi avevano anche dato le chiavi per una cassetta postale, che ogni ora si riempiva di schede, inviti, comunicati. Adoravo avere quella cassetta.

Tutto molto ruspante, ma quel casino era l’euforia per una nascita quasi inaspettata nella Torino di quegli anni.  Sulla storia di quello che oggi si chiama Torino Film Festival non la farò lunga (si legge bene qui ). Ho continuato ad andarci per almeno altri vent’anni.

Molto tempo dopo quella prima volta La Stampa per TorinoSette ideò un quotidiano interno al Festival. Che meraviglia! Al Lingotto avevamo persino una mini redazione, dirigeva  con la sua solita passione Gabriele Ferraris. Facevamo un gran casino, soprattutto a pranzo, ma quel giornale era scritto benissimo. E poi, quando mai avrei immaginato di andare a prendere un tè con Barbara Bouchet, della quale in giovine età adolescenziale non mi ero perso un solo metro di pellicola  (e altro)?

Perché racconto tutto sto’ pippone su cose del passato che non fregano niente a nessuno? Per dire che in quei festival lì giornalisti, fotografi, cineoperatori prendevano d’assalto ristoranti, ritrovi, feste, sale di proiezione, conferenze stampa, tè con la Bouchet. E scattavano, riprendevano, immortalavano, nella più totale e assoluta allegra anarchia.  Certo, mica c’erano divi di Hollywwod (come non ci sono adesso, per altro) ma era una grande festa. Un modo di stare insieme (cinema e informazione) senza confini, magari casinari, ma in fondo non era così importante. Era il cinema, la fotografia perfetta di che cosa dovrebbe essere un festival senza le star ma con attori  e registi bravissimi. E cronisti e fotografi a raccontare le loro storie.

Da molti anni non ci vado più. L’altro ieri però, giorno dell’inaugurazione, come riportato da La Stampa (foto qui sotto) ai fotografi è stato vietato l’ingresso nella sala dove  le loro signore e i loro signori autorità (sic!) davano il via alla manifestazione.

Un collega fotografo mi ha spiegato che sull’invito (foto qui sotto) era specificato il “divieto d’ingresso in sala”.  E vabbè. Tutti gli anni è così, poi alla fine si entra lo stesso. Questa volta i questurini del Tff sono stati inflessibili. Tutto quello che hanno concesso era un pezzo di corridoio interno. Poi, fuori dalle balle.

Io non so come funzionano Venezia e Cannes, ma signori organizzatori (e signore mie) parliamo del Festival di Torino, che pur di ottima fattura, ad importunare un divo (che non c’è) sarebbe un’impresa titanica. Temevate per Appendino e Chiamparino? Che il fotografo s’intrufolasse al rinfresco e si riempisse le tasche di tramezzini? Che ci mostrasse qualche  assessore con la bocca piena? Ma lo sapete che tutti hanno un iphone in tasca?

Aggiungo infine che i fotografi accreditati al Tff sono professionisti, pagati per il loro lavoro, non importunano, non toccano, non sporcano, quelli che conosco io rispettano persino le regole della deontologia e dei doveri professionali.

Ma la domanda è: come la mettiamo con il diritto all’informazione di un evento pubblico (sponsorizzato da enti pubblici) e quindi non organizzato a casa mia?