giorgio levi

Giovedì parte Gedi. Il neo Gruppo accorpa La Stampa e il Secolo XIX a La Repubblica. John Elkann, socio di minoranza, entra nel cda con Perrone

C’è una svista sul sito online del Gruppo Espresso. La neonata Gedi (Gruppo Espresso + Itedi) sul sito si chiama ancora Gele. Cioè la vecchia denominazione. Bah, se lo saranno dimenticati. Ad ogni buon conto, giovedì all’ordine del giorno del cda del Gruppo Espresso (assemblea degli azionisti per l’approvazione del bilancio 2016) c’è il punto 6, che rientra nella parte ordinaria dell’assemblea. Titolo: “Ampliamento del numero dei membri del Consiglio di Amministrazione da n. 11 a n. 14 componenti; determinazione del compenso e nomina dei medesimi. Deliberazioni relative”.

Ovvero: “Il Consiglio di Amministrazione vi propone (rivolto ai soci, ndr) di integrare in tali termini il Consiglio, nominando i candidati qui di seguito indicati:
1) John Philip Elkann, nato a New York (Usa) il 1 aprile 1976.
2) Carlo Perrone, nato a Neuilly Sur Seine (Francia) il 7 giugno 1956
3) Elena Ciallie, nata a Torino il 7 settembre 1967″.
(Elena Ciallie, 50 anni, è manager per Ondra Partners, e ha un passato in Citigroup e Goldman Sachs, ndr).
La nomina sarà effettiva nel momento in cui l’Assembela, nella stessa seduta in straordinaria, voterà l’aumento di capitale del Gruppo Espresso “per complessivi 79.969.000,00 euro mediante l’emissione di n. 96.651.191 azioni ordinarie da riservare in sottoscrizione a FCA e IPH, da liberarsi in natura mediante il conferimento dell’intero capitale sociale di Itedi”.
Dunque, John Elkann, in qualità di socio di minoranza (circa il 14% del capitale, il resto a De Benedetti, più una quota minoritaria) entra con Perrone (ex Secolo XIX e poi Itedi) nel cda di Gedi. Come ampiamente previsto. Ora si tratterà di vedere quale ruolo gli verrà assegnato. L’ipotesi, considerando che è socio di minoranza ma con una quota largamente superiore agli altri, è che il Consiglio gli conferisca il ruolo di vicepresidente. Che cosa potrebbe significare per il futuro? Sulla carta non molto, il padrone, per dirla all’antica, sarà De Benedetti  e a lui, e ai suoi manager, spetteranno le decisioni strategiche e operative del mega gruppo. Il resto è fantascienza editoriale, anche l’ipotesi (fatta abbondantemente circolare in questi mesi) che Elkann abbia già un accordo con De Benedetti per acquisire lui stesso Gedi, forse attraverso l’Economist, dove Elkann è azionista di maggioranza.
Per intanto nessuno è ancora a conoscenza dei piani di sviluppo e di dimagrimento. Quanti sono gli esuberi tra poligrafici e giornalisti? Le cifre sono state fatte abilmente sparire alla vigilia degli accordi di cessione, ma tutti sanno che qualcosa accadrà.  E nemmeno si sa nulla del posizionamento sul mercato della Stampa. C’è da dire che tutto avviene nel disinteresse generale degli addetti ai lavori, della politica, delle istituzioni. Perciò, inutile starsi a smarronare.  Aspettiamo il 30 luglio quando dovrebbe essere annunciato il closing finale dell’intera operazione, e poi corriamo in vacanza.
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