giorgio levi

Iacopino-pensiero: mafiosi del web e leoni da tastiera basta con le sceriffate

iacopino

Sono convinto che uno al mattino, se non lo è già abbastanza, sente una irrazionale necessità a deprimersi. E’ una cosa non ragionata, ma oggi sono finito nella pagina facebook del Toc Toc Tribù di Enzo Iacopino, per svariate ragioni da più anni presidente dell’Ordine dei giornalisti a affamato comunicatore. Condividiamo la tristezza.

IL DOVERE DI RIFLETTERE. TUTTI. C’è qualcosa di malato, nel web. E la colpa è nostra. I protagonisti-responsabili siamo noi. Solo noi. Troppo comodo puntare l’indice accusando gli altri, i “leoni da tastiera” o i “mafiosi del web”, come preferisco chiamarli. Sono i professionisti dell’insulto, della diffamazione, delle allusioni, delle volgarità. Due o più eserciti che si combattono, illudendosi di stabilire non capisco bene quale supremazia. Il web è un’opportunità preziosa di crescita, di confronto, di scambi sani. Invece c’è chi si impegna in esibizioni muscolari. Riflettete, vi prego: chi insulta, diffama, minaccia, istiga alla violenza è quasi sempre nascosto nell’anonimato e lì trova il coraggio per le sue nefandezze.

Finiamola con la balla che tutti siamo identificabili. Teoricamente è vero, ma la Polizia ha ben altri problemi ai quali pensare per perdere tempo dietro l’individuazione di un malfattore che ti aggredisce utilizzando il web. La cosa più triste è che all’espediente dell’anonimato sono costrette tante persone perbene. Mi scrivono, in pubblico e privato, che ricorrono a tale soluzione perché quando hanno offerto volto e nome reali sono stati minacciati dai sostenitori di una fede o di una setta politica diversa da quella alla quale, apparentemente, appartengono loro. Già, le etichette. Gli incapaci di argomentare ricorrono a questa che vuole essere una demonizzazione, una ghettizzazione. E invece altro non è che la prova di una miseria umana che va condannata. Deploro le mancate scuse a Virgina Raggi per il video nel quale l’Unità cercava di accreditare un suo passato da sostenitrice di Berlusconi e divento grillino o grullino. Manifesto fastidio per una vignetta su Maria Elena Boschi e vengo etichettato come Pdiota. E così continuando, in un delirio di inciviltà che punta a limitare la libertà dei singoli. Non va bene. E va peggio quando ci si mettono persone che dovrebbero avere un maggiore senso di responsabilità.  Giornalisti e leader politici, ad esempio.

Noi dovremmo ricordare che abbiamo dei DOVERI che ci derivano dalla Costituzione. DOVERI, non diritti, riassumibili in poche parole: rispetto per la verità e per le persone, continenza nel linguaggio, pertinenza delle cose che scriviamo con il fatto che portiamo a conoscenza dei cittadini. Non credo – e chi vuole mi tolga pure il saluto, facendomi felice – che chi si dichiara giornalista possa reclamare il diritto alla libertà d’opinione per insultare altri, nei social, e poi pretendere rispetto quando indossa i panni del professionista. Non ci sono due vestiti. Noi non siamo cittadini comuni e abbiamo il dovere di essere credibili, inattaccabili. Sempre. A costo di rinunciare, con sacrificio, a manifestare una opinione personale, perfino.

I politici hanno responsabilità maggiori. Non lo dico per una stupida gara a trovare colpe in altri. Ma ho un’età che si porta il carico di esperienze tristi e dolorose. Gli slogan “colpiscine uno per educarne cento” hanno concorso ad insanguinare le strade del nostro Paese e a ridurre gli spazi di libertà individuale per molti anni. Le liste di proscrizione, magari fatte con atteggiamento tanto goliardico quanto irresponsabile; i “non dimentichiamo”, i “non perdoniamo”, le “sceriffate” rischiano di eccitare gli animi, alimentare contrapposizioni, essere stimolo per atti irresponsabili, armare gli instabili non solo con argomentazioni a volte deliranti.
Se ce ne faremo carico tutti, TUTTI, forse sarà possibile recuperare la civiltà e potremo confinare dove meritano, nel bidone dell’immondizia, quanti sporcano il web con le loro volgarità da “leoni da tastiera”.

P.S.: Chiariamo: nulla di quello che scrivo riguarda le polemiche tra forze politiche che, per me, non hanno alcun interesse. Chi vuole dissentire, in maniera civile, non ha bisogno del mio permesso. I commenti impropri per linguaggio o estranei al post – che non riguarda, ripeto, quel che i politici si dicono tra loro – verranno da me cancellati. Grazie (l’idea di scrivere quanto sopra mi è venuta leggendo un post di Mario Avagliano che, purtroppo, non riesco a condividere).

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