giorgio levi

Il caso La Sesia. Bilancio in rosso, giornaliste licenziate in tronco

la sesia

Ormai non dovremmo più stupirci di nulla. Invece, ogni volta l’asticella dell’indignazione si deve alzare e così non riusciamo più a capire che mondo è questo. Quello de La Sesia, storico bisettimanale di Vercelli, ne è un caso eclatante, che solleva malumori e incazzature.

La storia. Il giornale sta da tempo attraversando una lunga crisi dovuta al calo delle vendite e della pubblicità, come la maggior parte dei settimanali piemontesi. Una situazione difficilissima che ha già portato a tagli vari, a contratti di solidarietà con riduzione degli stipendi ai redattori (fino a ieri 5 professionisti, direttore compreso) ai quali sono stati anche chiesti comprensione e altri sacrifici. La risposta è stata immediata e tutti si sono spremuti sul lavoro come e più di prima.

A metà dicembre una svolta imprevista e incomprensibile. Con segnali inequivocabili, come riportato qui da Stampa Subalpina. Due redattrici del giornale ricevono una raccomandata: “La Società non ritiene possibile rinvenire una collocazione per lei, nell’ambito del ridotto organico ormai in essere (cinque persone), che possa configurare una alternativa al licenziamento”. In tronco.

Claudia Fiorio è una delle due giornaliste licenziate, e racconta così  sul suo profilo Facebook pubblico la drammatica vicenda.

“Non tutte le storie, si sa, hanno un lieto fine. Questa finisce con una raccomandata, ricevuta, senza preavviso, alle 11.30 del 31 dicembre. C’è scritto: “La Società non ritiene possibile rinvenire una collocazione per lei, nell’ambito del ridotto organico ormai in essere (cinque persone), che possa configurare una alternativa al licenziamento”.

Tutto inizia 25 anni fa: la collaborazione, poi l’assunzione, l’entusiasmo, l’impegno, i colleghi, le amicizie. Ai vari rinfreschi per gli auguri di Natale che si succedono nel corso degli anni, qualcuno ribadisce il concetto di “grande famiglia”. E, in effetti, per qualche tempo, così è. Nessuno si tira mai indietro di fronte agli straordinari, al lavoro durante le feste, alle nottate in attesa dei risultati elettorali. Nel frattempo, i rapporti personali si consolidano, si condividono gioie e dolori: matrimoni, figli, lutti anche. Insomma, si rema tutti nella stessa direzione. E lo si fa volentieri, c’è passione.

Poi, lentamente, qualcosa comincia a cambiare. E’ un po’ come per certe unioni: non c’è una causa precisa, non c’è nemmeno un momento preciso, ma le cose prendono una brutta piega. Una parola detta al momento sbagliato, un commento che si poteva evitare, un grazie che non arriva mai. Passano gli anni. Crescono i malumori, i rancori, le pugnalate alle spalle. Qualche ruolo cambia. Ognuno comincia a pensare solo a salvare se stesso. Si aggiunge la crisi economica. E, si sa, è nei momenti di crisi che viene fuori la vera natura delle persone.

Così si arriva al 31 dicembre. Nessuno, di quella “grande famiglia” (che vive fianco a fianco e condivide esperienze da una vita) ha la dignità morale di guardare in faccia le persone e assumersi la responsabilità di una decisione. Meglio spedire una raccomandata. Meglio non sprecare tempo con chi, ormai, è diventato solo un peso. Un fastidio in meno. E così: “L’impresa non ritiene di poter attivare il ricorso ad ulteriori ammortizzatori sociali, segnatamente la cassa integrazione”. Dopo 25 anni. “Voglia pertanto prendere atto che il suo rapporto di lavoro cesserà, a tutti gli effetti di legge e di contratto, con la data del 31 dicembre 2015”. Ovvero: immediatamente. Ma si sa, nessuna famiglia è perfetta”.

Stefano Tallia, segretario di Stampa Subalpina: “La proprietà del giornale ha comunicato a due colleghe il licenziamento per motivi economici nonostante fosse ancora possibile l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Alle colleghe la solidarietà e il sostegno della Subalpina che le affiancherà in tutte le iniziative sindacali e legali per contrastare il licenziamento. E grande preoccupazione per il comportamento di aziende che rispondono alla crisi con la cattiveria sociale anziché con quei piani di rilancio che sarebbero necessari per dare un futuro alle testate piemontesi”.

Per quanto mi riguarda chiederò ai miei colleghi del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di appoggiare, per quanto di nostra competenza, qualsiasi azione le due giornaliste vorranno intraprendere. Credo che potremo già farlo nei prossimi giorni.

Ora a La Sesia sono rimasti in tre, direttore compreso. Se ci sarà un  prossimo taglio potrebbe essere quello finale. Ma a questo nessuno vuole credere.

 

 

 

 

2 thoughts on “Il caso La Sesia. Bilancio in rosso, giornaliste licenziate in tronco

  1. Se ci sarà un prossimo taglio potrebbe essere quello finale. In quanto parte in causa, posso dire che non è così: c’è la fila di collaboratori pronti a lavorare in redazione per un compenso inadeguato. Anzi, è già così.
    Saluti

  2. capisco, ma da ora La Sesia (come molti altri) è un osservato speciale, i collaboratori non possono lavorare in redazione, la “cucina” va svolta soltanto ed esclusivamente da redattori assunti con contratto giornalistico, qualsiasi altra forma di lavoro in redazione è un abuso che nè l’organizzazione sindacale nè l’ordine dei giornalisti permetteranno. Dunque, il giornale che è già sotto organico, può essere fatto solo così. So benissimo quante file di collaboratori ci sono, ma questo non cambierebbe le sue sorti in caso di altre riduzioni all’interno della redazione.

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