giorgio levi

La svolta della Stampa. Molinari accelera sul web: è l’istinto dentro di noi che ci dirà quale strada prenderanno le notizie

molinari

Applausi e zero mugugni. L’era di Maurizio Molinari comincia bene, dopo il discorso d’insediamento trasmesso in parte in diretta sul sito del giornale e su Facebook.  E’ pur vero che tutti i direttori cominciano bene, è la fine che spesso è ingloriosa. Molinari, in camicia azzurra e cravatta regimental, atteggiamento e modo di esprimersi più Usa che british, è sembrato alla maggior parte dei redattori convincente e di buoni propositi. Certamente lo è stato per tutti quelli che avevano ridotto al minimo i loro rapporti con Calabresi. Proprio per questa ragione e per recuperare la fiducia dell’intero corpo redazionale, Molinari nel discorso ai giornalisti ha ben rimarcato il fatto che da ora in poi “ognuno sarà responsabile del proprio operato e ne risponderà a chi gli sta sopra nella catena di comando”. Insomma, nessuno pensi di chiudersi in una nicchia e vivacchiare, il giornale non se lo può permettere.

Saranno necessari sacrifici e tempo da mettere a disposizione, ha spiegato Molinari, per rafforzare e moltiplicare la buona posizione raggiunta in questi anni dalla Stampa. “A piccoli passi, ma ho bisogno fin da ora dei vostri feedback per capire in che direzione andare. Per me è importante capire quello che avete in testa. Io voglio desiderare quello che voi desiderate realizzare”.

Il punto centrale, quello che il direttore chiama “focus”, nell’integrazione internet-giornale, quando ci si trova di fronte ad un fatto o ad una notizia  non deve essere l’aspetto tecnologico, ma i contenuti. Ovvero l’istinto dentro di noi che ci dice quale sarà la destinazione di quella notizia. “Se un approfondimento la metterò sul giornale, se è immediata sul web, e se è un video la penserò come un video”.

Infine, i richiami alla tradizione liberale del giornale. Citando Bobbio e Galante Garrone, Molinari ha detto: “Noi non stiamo facendo un servizio solo a noi stessi, ma anche al nostro Paese a crescere, dove tutte le democrazie liberali stanno crescendo”. Ed è proprio qui che il giornale può giocare le sue carte migliori: in un mondo in decomposizione, Torino e il Piemonte hanno creato un’idea di religione della libertà, di concetto laico della tolleranza che tra estremismi e fondamentalismi può “essere un antidoto per molti. Noi viviamo in un angolo di mondo che ha nel suo dna qualcosa di cui molti hanno bisogno”.

Parola di Maurizio Molinari, nato al Testaccio, Roma.

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