giorgio levi

Un taglio ai pasticcini, a Libera Mensa la festa di Natale

libera mensa

Giovedì 10 ci sarà la solita, immancabile e tradizionale (non so come aggettivarla oltre) festa di Natale dell’Ordine dei giornalisti, qui a Torino. E’ il giorno delle pergamene, delle teste bianche, dei fazzoletti, dei ricordi, com’era affascinante la carta, quanti anni che non ci vediamo, sono nonno, bisnonno, tu sei sempre uguale. Insomma, quelle cosette lì che si dicono nelle cerimonie.

Ogni anno in Consiglio, due settimane prima, c’è il problema dei costi. Quanto spendiamo per la festa? Pur controvoglia, ma per spirito di servizio, svolgo le funzioni di tesoriere. Quindi, quando c’è da discutere di denaro tutti guardano me. Io sono per natura un tagliatore. Via le spese non necessarie. Perseguo con cocciutaggine questo obiettivo da tre anni. E ogni volta, tra il serio e la battuta, dico al Consiglio: “Se non ci sono soldi non facciamo la festa”. E già.

Così, ci mettiamo lì e percorriamo tutti i sentieri del risparmio. Da un paio d’anni abbiamo abolito la targa ricordo con cui si omaggiano gli iscritti più anziani. Ho pensato che una specie di pergamena poteva andare benissimo. In fondo puoi piegarla come ti pare e farla pure vedere a tuoi bis bis nipoti, che sanno che sei vecchissimo, ma ti diranno: “Bravo bis nonno!”.

Un anno fa, propongo di abolire il catering. Del tutto, si fanno già tanti brindisi a Natale. E’ ovvio che è una provocazione (mica tutti l’hanno capita) così alla fine si arriva alla mediazione. Ho caricato il presidente sulla mia 500 e siamo andati al Carrefour. Abbiamo riempito il carrello di vini e spumante (buoni però, doc). I panini li abbiamo fatti fare da una panetteria e andavano benissimo. Una collega d’epoca mi dice: “Non ci sono più i rinfreschi di una volta”. Addentando una fetta di mortadella.

Per giovedì prossimo un’idea geniale. Alla solita domanda (e alla consueta mia risposta) che cosa facciamo per Natale, Maria Teresa Martinengo, che siede anche lei in Consiglio, ha detto: “Proviamo il catering di Libera Mensa”. Si è accesa una lampadina, brillante e non fioca come i lumi della sala delle Cariatidi. Consenso unanime, la ristorazione è così stata affidata, ad un prezzo del tutto ragionevole, all’organizzazione che porta il lavoro dentro il carcere di Torino (qui sotto il link per capire di che cosa si tratta).

Resta il problema del vino, che, a meno di un’improvvisa donazione, è da comprare. Vorrà dire che ci metteremo in moto di nuovo per il Carrefour. Ma prima voglio leggere bene il volantino degli sconti che ho trovato nelle buca delle lettere. Chissà mai.

Credits

Libera Mensa

 

 

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