giorgio levi

Che cosa succede se non frequento i corsi di formazione professionale

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In questi giorni girano alcune leggende metropolitane sui corsi di formazione. La più diffusa, che ho sentito da numerosi colleghi, è che “chi non partecipa agli aggiornamenti non potrà in futuro ottenere cariche all’interno dell’Ordine”. Cioè, non diventerà consigliere, segretario, tesoriere o presidente. Se così fosse, personalmente mi risparmierei la fatica di prenotarmi le lezioni. E forse qualche altro migliaio di persone sarebbe ben contento di saltare i tre anni senza farsi vedere. Invece, non è così. E’ una delle tante distorsioni del mal sopportato primo anno di formazione. Va detto (questa volta a beneficio dell’Ordine) che la formazione obbligatoria e permanente è voluta da una legge dello stato, elaborata a suo tempo dal governo Monti ed entrata in vigore quest’anno. Una norma che vale per tutti gli ordini professionali.

I colleghi che non raccoglieranno i 60 crediti necessari nei 3 anni verranno deferiti al consiglio di disciplina territoriale, il quale prenderà i provvedimenti necessari con le sanzioni adeguate. Quale sia l’indicazione per questo specifico caso oggi  non si sa ancora. Molto probabilmente saranno le medesime sanzioni dei normali procedimenti, ovvero avvertimento, censura, richiamo, sospensione o radiazione dall’albo. Tenderei ad escludere l’ultima (anche se sarebbe benefica per tutti con il dimagrimento immediato dei 110 mila iscritti) ma la sospensione può essere credibile. Va ricordato che un contrattualizzato sospeso dall’ordine (e quindi privo di tessera professionale per un certo periodo di tempo) non può ricevere lo stipendio dall’editore dal quale dipende.

Se sarà davvero così nessuno è in grado di dirlo. Il numero dei giornalisti in Piemonte che non seguono i corsi è molto alto, così come nel resto d’Italia. Le norme però ci sono, qualcuno potrebbe applicarle e forse è bene saperlo.

One thought on “Che cosa succede se non frequento i corsi di formazione professionale

  1. Parlo da free lance, orgogliosamente tale da 32 anni. Il fatto è che qui si corre sempre di più per racimolare quel che serve alla pagnotta e alle bollette e niente più, sbordando da tutte le parti con altri lavori che con il giornalismo hanno più poco a che fare (ma che l’ordine obbliga a fatturare con il 2% INPGI ecc). Ci manca solo che chiedano, a me e a tutti gli altri che stanno mettendocela tutta per non diventare vittime della crisi dell’editoria, di pagare corsi che non servono a niente e a nessuno. Se la legge è stupida, prevista a questo modo, perché dobbiamo subire anche quella? Non ci basta già tutto il resto? Chiarisco: io credo nella formazione continua e da sempre la pratico quotidianamente – a mie spese – leggendo, visitando, cercando di aggiornare le competenze scientifiche e appropriandomi degli strumenti tecnologici. Ma sobbarcarmi anche costi e tempi per corsi generici, per i bla bla che a nulla servono per migliorare le mie competenze specifiche, non lo sopporto. Sicché sono una dei tanti giornalisti che ancora non hanno affrontato il problema. E sperano di non doverlo mai affrontare, se vogliono sopravvivere.

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