giorgio levi

Saranno sufficienti 6 mesi per diventare praticanti. Bartoli: “Dobbiamo rimetterci al passo con i tempi”. Ma la categoria è spaccata a metà. Le nostre infinite attese

Una riforma dell’Ordine non può essere, perché questo è compito del Parlamento. Semmai era necessario un provvedimento tampone, come ha detto il presidente nazionale Domenico Bartoli: “La professione giornalistica è completamente cambiata, le modalità, i luoghi e i linguaggi sono completamente cambiati, e quindi occorre rimettere la legge al passo con i tempi: se questo non si fa, si rischia di morire per asfissia”.

Il provvedimento riguarda l’accesso alla professione. O meglio, all’esame di Stato per diventare professionisti. E cioè, portare a 6 mesi di attività giornalistica freelance la possibilità di vedersi riconoscere, dall’Ordine di appartenenza, il praticantato, e dopo 18 mesi accedere all’esame di Roma. La chiave d’accesso è dimostrare di aver percepito un reddito (per quei 6 mesi) assimilabile allo stipendio di un praticante.

Di tutto questo ne riferisce Stefano Tallia, presidente dell’Ordine del Piemonte, che ha partecipato alla Consulta dei presidenti (21 in tutta Italia): “Al centro della discussione le nuove linee guida sul praticantato che, dopo i primi rilievi da parte del Ministero, sono state varate dal Consiglio Nazionale. Una riforma che nasce con l’intento di rispondere alle trasformazioni in atto nel giornalismo considerato che, ad oggi, molti professionisti dei nuovi media non hanno accesso all’esame di stato. Detto semplicemente, tutti coloro che da almeno sei mesi riterranno di svolgere un’attività di natura giornalistica e che da questa otterranno un reddito assimilabile a quello di un praticante contrattualizzato, potranno chiedere al Consiglio regionale di competenza l’iscrizione nel registro dei praticanti per sostenere, diciotto mesi dopo, l’esame”.

Tuttavia la categoria non è compatta su questo provvedimento tampone. Tallia: “La categoria si è spaccata in due come una mela: da una parte quelli che hanno plaudito alla riforma, dall’altra quanti hanno invece interpretato questo cambiamento come un todos caballeros che abbasserebbe il valore del titolo professionale”.

E’ evidente che i tempi sono cambiati, ma 6 mesi sono sufficienti a stabilire se si ha diritto al praticantato, riconosciuto dall’Ordine? Tallia: “Personalmente, quel che più mi preoccupa è la potenziale disparità con la quale potranno essere valutate le domande dai diversi Consigli regionali. La mia proposta che mi auguro possa essere accolta è di applicare la riforma per un anno, valutando al termine di questa fase sperimentale gli effetti che avrà prodotto”.

Nota finale e personale. Ho aspettato il praticantato quasi 15 anni. E persino il tesserino da pubblicista me l’hanno fatto pesare in 5 anni di attesa. Ok, non c’è bisogno di ricordarlo, i tempi sono diversi. Ma quelli della mia generazione guardavano al praticantato come alla venuta del Messia. Era il sogno, il credo, la meta delle mete. Quando sarò praticante spaccherò il culo ai passeri. In realtà, dopo non spaccavamo il culo a nessuno. Eravamo professionisti, ma dovevamo di nuovo ricominciare. Le occasioni per svolgere decentemente questa professione ce le dovevamo costruire da soli. Con una differenza, rispetto a questa innovazione dei 6 mesi per accedere al praticantato: in 15 anni di attesa, di delusioni, di lacrime, di sogni infranti ci siamo costruiti una corazza così robusta da poter affrontare anche il peggio negli anni successivi. Insomma, siamo arrivati alla professione così allenati a nuotare nel letame che quello che è venuto dopo ci sembrava tutto ben profumato.

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