giorgio levi

Insulti a raffica, che tristezza

Lo riporta qui Dagospia e lo riprende qui NuovoObserver, l’articolo di Simonetta Sciandivasci (La Stampa) uscito sull’ultimo numero di Specchio.

I giornalisti iscritti all’Ordine hanno un codice deontologico, alcune volte disatteso, ma il più delle volte rispettato. S’impegnano a seguire i corsi di formazione. I giornalisti. Le altre categorie non so.

Buona lettura.

Timothèe Chalamet è bellissimo. Fascinoso. Sexy. E non importa quanti orribili inappropriati abitini indossi, non importa se chi lo veste crede di fare la rivoluzione buttandogli addosso slavatissimi copia incolla di David Bowie, non importa se il suo stylist ignora il glam rock. Lui è magnifico. Luciferino, opportunista, amorale, talentuoso, camaleontico, voltagabbana, un gran paraculo e un gran figlio di puttana (scusate la scurrilità, ma così dice la canzone, e che ci posso fare?). Detestabile e magnifico. Ha rinnegato Woody Allen, dopo aver lavorato nel suo A Rainy day in New York, e, non pago, ha detto che avrebbe devoluto in beneficenza il suo cachet.

Lo ha fatto come diversi altri attori, quando a Woody Allen davano tutti addosso, sull’onda del #MeToo, e di certo lo rifarebbe perché, delle tante volte in cui Woody Allen è stato accusato di essere un molestatore (da Mia Farrow e da sua figlia Dylan), sebbene senza prove e in spregio alle sentenze che ne dichiarano l’innocenza, quest’ ultima è stata la più violenta, la più duratura e quella dalla quale Allen non si smacchierà più. Per parte sua, Allen ha scritto nel suo libro, A proposito di niente (La Nave di Teseo), che Chalamet lo ha rinnegato per rendersi più appetibile per l’Oscar.

 

Tutto quello che Chalamet fa è una furbesca mossa di posizionamento. Ma non è il solo. Il punto è che Chalamet è il più immorale amorale ambiguo attore e forse il primo sfacciato stronzo platealmente arrivista della sua generazione, la Z, che invece sembra voler passare alla storia come un novero di anime belle irreprensibili. E già per questo c’è da omaggiarlo. Ma lo sconto di pena per la sua ipocrisia, più che l’età, penso che lo accreditino la sua ambiguità e la sua sporcizia d’animo, che non cancellano il suo talento, la sua bellezza, la sua carriera.

 

Separare l’uomo dall’artista è sempre giusto? Io dico di sì ma, nel dubbio, mi riservo di valutare caso per caso, voltagabbana per voltagabbana, criminale per criminale, carnefice per carnefice, avventato giovincello per avventato giovincello (e metti che un giorno tra gli epurati non finisca pure Chalamet).

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