giorgio levi

Che casino Gedi. Dall’inchiesta per truffa aggravata allo Stato alle intercettazioni della Guardia di Finanza: il gruppo disposto a modificare la linea editoriale de La Repubblica per ingraziarsi il primo governo Conte

La Verità di Maurizio Belpietro e Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, da un paio di settimane, sparano ad altezza d’uomo a colpi d’inchieste per demolire dalle fondamenta il Gruppo Editoriale Gedi. Un loro vecchio obiettivo. Ci riusciranno? Presto per dirlo. Certo, che se saranno confermati i risultati delle loro inchieste, ma lo decideranno i magistrati, quello che ne viene fuori per Gedi è un gran casino.

Dall’inchiesta per truffa aggravata ai danni dello Stato sui finti prepensionamenti fino alle telefonate intercettate dalla Guardia di Finanza, dalle quali traspare l’intenzione dei vertici di Gedi di agganciare il primo governo Conte, disposti anche a modificare la linea editoriale de La Repubblica per salvare i conti del giornale.

Tutto va letto al condizionale, ma per evitare fraintendimenti riporto qui di seguito la sintesi di quanto pubblicato in questi ultimi due giorni da Affari Italiani, il quotidiano online diretto da Angelo Maria Perrino, che a sua volta ha ripreso l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano.

Venerdì 14 gennaio. “Emergono nuovi retroscena sull’inchiesta che ha travolto Gedi, il gruppo editoriale de La Repubblica che dal 2019 è di proprietà della famiglia Agnelli e che in precedenza apparteneva ai De Benedetti. L’inchiesta per truffa aggravata allo Stato per i prepensionamenti di un’ottantina di dipendenti prosegue e tra i 101 indagati c’è anche l’ex ad Monica Mondardini. Le prime acquisizioni degli inquirenti – si legge sul Fatto Quotidiano – risalgono a marzo 2018. Il 12 luglio di quell’anno, a cena anche con l’ex direttore Ezio Mauro (estraneo all’indagine), Mondardini racconta di aver scoperto che i trasferimenti “sono stati comunicati agli interessati” i quali “non hanno mai risposto, né mai posto obiezioni.

Per i magistrati – prosegue Il Fatto – è un’ammissione implicita “che i trasferimenti erano solo sulla carta”. Dal decreto di sequestro del gip Fanelli emerge anche il timore delle intercettazioni: in una successiva conversazione. Mondardini “ribadisce di non voler parlare liberamente al telefono per paura di essere interce ttata”, e dice: “Faccio attenzione (…) dal 2010… quando ci fu la questione di Berlusconi, siccome (…) ci sentivamo quasi quotidianamente, io subito ho avuto l’idea”. “Loro oggi possono avere le prove della truffa (…) consumata solo relativa al dipendente Inps… a noi dovrebbero arrivare (…) per induzione, ma a quel punto (…) non è una prova”. Da questa frase, pronunciata da Monica Mondardini il 13 settembre 2018 in un ristorante romano, per la Procura di Roma emerge che l’allora ad di Gedi Spa stesse “cercando di capire quali fossero le imputazioni ascrivibili all’azienda“.

Sabato 15 gennaio. I vertici del gruppo Gedi volevano agganciare il governo Conte-1, anche attraverso una linea editoriale diversa per Repubblica, visti i problemi economici del giornale. Lo scrive Il Fatto Quotidiano, citando l’interpretazione che la Guardia di Finanza dà di una conversazione intercettata fra Monica Mondardini – che da poco aveva lasciato il suo ruolo di ad del gruppo – e Roberto Moro, in quel momento direttore delle Risorse Umane. Mondardini e Moro sono fra i 101 indagati dalla Procura di Roma nell’inchiesta sulla presunta truffa all’Inps relativa ai prepensionamenti portati avanti dal 2009 dalla società che edita Repubblica e L’Espresso.

Il Fatto Quotidiano ricostruisce i presunti eventi a partire dal 28 agosto 2018, tre mesi dopo la nascita del governo Conte I. “La Finanza scrive: Moro e Mondardini discutono delle problematiche che riguardano il giornale in ragione anche del nuovo governo e del fatto che la linea sia non cambiata molto se non addirittura peggiorata”.

Mondardini al telefono dice: (…) un signore che per carità è cortese ma non si sa cosa pensi non si esprime non parla non… in una persona che per carità sarà professionale (…) ma che sicuramente non è in grado così… non fa parte del nostro mondo e non è in grado di dare… sarà questo il leitmotiv. Moro si dice d’accordo e aggiunge: (…) comunque l’azienda nel complesso quando ha fatto gli utili no? Per tanto tempo e adesso ci deve essere anche il sacrificio dell’azionista, che è un tema diverso dal fare l’azionista”.

Secondo quanto scrive Il Fatto, per i pm l’ex ad Mondardini voleva contatti col governo di allora (…) È del 2 settembre 2018, quattro giorni dopo, la conversazione intercettata tra Mondardini e Francesco Dini (non indagato), dirigente Cir Spa, in cui si parla dell’incontro istituzionale da lui avuto con Vito Crimi, all’epoca sottosegretario all’Editoria. Dini commenta: “La cosa è andata straordinariamente”, conclude Il Fatto.

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