giorgio levi

Di nuovo la politica della paura. I media non frenano sui titoli allarmistici. Ma le vendite continuano a calare

(foto di Vie Studio da Pexels)

Ho letto questo su Il Mattino di Napoli. Monsignor Giuseppe Giudice, vescovo di Nocera Sarno: “Da tempo ormai giornali e telegiornali aprono con notizie che riguardano la pandemia, sembra quasi terrorismo. Non esiste solo il Covid”.

Certo, una notizia periferica, con tutta la simpatia per Nocera Sarno. Ma nel grande marasma nazionale questo sacerdote ha esattamente fotografato il lavoro dei media in questa altra ondata di pandemia.

Prendo a prestito alcuni titoli de La Repubblica, ma semplicemente perché sono abbonato e perché è un giornale che, nonostante tutto, continua a piacermi. Titoli in prestito, ma molti degli altri quotidiani mantengono alta questa linea della paura. Quindi è Repubblica, ma vale per tutti.

Dal 19 dicembre al 22 dicembre i titoli di apertura sono stati questi: La stretta di Capodanno (15 dicembre), Green Pass sei mesi (20 dicembre), Obbligo di mascherina (21 dicembre), Contagi, l’ondata di Natale (22 dicembre).

Ora, due cose. Tutti questi titoli si basano su ipotesi, quello che il governo Draghi deciderà lo sapremo domani giovedì 23 dicembre. Ma il lettore non lo sa che si tratta di ipotesi, riporta il titolo su Facebook, o su qualsiasi altro social, e si scatena una rissa che degenera presto in guerra virtuale e induce al panico chi legge. Una novax pentita, e passata da una terapia intensiva, aveva dichiarato, questo autunno: “Avevo paura del vaccino perché su Facebook avevo letto che è dannoso per la nostra salute”. Chiaro, il concetto di social?

La seconda cosa è che non sono soltanto i giornali a indurre questa sorta di costante paura mediatica, ma anche televisioni e radio. Quando i telegiornali titolavano, nelle loro trasmissioni, a ottobre: Schizzano i contagi, e poi vai a vedere i numeri e si trattava di un aumento dello 0,03%, che cosa è se non terrorismo? Caro, il mio monsignor Giudice dalla lontana Nocera Sarno.

Titolare Obbligo di mascherina è mettere in primo piano una notizia stupida. Induce paura? Forse no, ma allontana i novax dall’auspicato vaccino. Io personalmente, poi ognuno avrà motivazioni diverse, mi sono vaccinato per me stesso e per non tornare più indietro a due anni fa. E per non mettere la mascherina all’aperto, che tutti sanno completamente inutile. In due anni non ho mai letto, su un giornale, una statistica scientifica che dica, con i numeri, quanto contagi derivano dalla respirazione all’aperto e in assenza di assembramenti.

E’ grave quello che accade in questo frastornato mondo dell’informazione. Siamo arrivati a dare lo spazio di una intervista a presunti esperti che invocano: “Al pranzo di Natale in famiglia non scambiatevi baci e non cantate”. Ma davvero ci vuole un taglio basso, nelle prime otto pagine, con foto per leggere una tale scemenza?

Mi sono fatto la scontatissima domanda: perché? Una ipotesi è che i media abbiano ricevuto pressioni forti da governo e ministeri (soprattutto Speranza): tenete alta la tensione, perché noi siamo sull’orlo di una crisi di nervi. In verità non è mai accaduto questo, nemmeno negli anni del terrorismo.

La seconda ragione è che quando devi fare un titolo deve essere il più forte possibile. Il titolo parte dal contenuto della notizia e lo carica di significato. Obbligo di mascherina è una notizia delle balle, ma rafforzata in prima e in apertura sembra un evento drammatico.

C’è poi una terza ipotesi. Il titolo da paura fa vendere i giornali. Anzi, più lo drammatizzi e più il lettore compra. Valeva per le puttane assassinate dai clienti negli anni Sessanta. Ora, lo sanno anche i muri che in questi due anni i giornali non hanno ricavato un euro da questa politica. Anzi, le vendite, che già traballavano nell’era pre Covid, sono crollate. E gli abbonamenti alle edizioni online non compensano i mancati introiti della carta.

La veterinaria americana Ilaria Capua, qualche giorno fa, ha dichiarato in una intervista: “Questa epidemia potrebbe durare migliaia di anni, come il morbillo che è con noi da 2 mila anni”.

Migliaia di anni? Beh, c’è di buono che nessuno di noi potrà verificarlo. Ma se fossi nell’editore o nel direttore di giornale una domanda me la farei: possiamo campare un migliaio di anni con questa politica della paura a tutti i costi?

Forse sì, e qualcuno ci sta già pensando.

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