giorgio levi

Contrordine compagni: “Mediaset non chiude i Tg e non licenzia i giornalisti”. Ma a Cologno sono in molti a non crederci. Emilio Fede inferocito: “L’informazione presa a calci nel sedere. Io sarei sceso in piazza!”

Di tutto, di più. Dopo le notizie dei giorni scorsi sulla chiusura del Tg4, Studio Aperto e del settore news dello sport, Mediaset smentisce le voci: “Nessuna chiusura in vista per Tg4 e Studio Aperto, mentre l’agenzia News Mediaset confluisce sotto la testata multimediale TgCom e quindi cambia nome. Tutta l’area dell’informazione resta sotto la guida di Andrea Pucci”.

Si tratterebbe dunque di una riorganizzazione delle news, in “un’ottica di ottimizzazione delle risorse”. Che è esattamente quello che dicono tutte le aziende editoriali (e non) quando decidono che è ora di tagliare. In genere ottimizzazione significa riduzione del personale, che è la parte di bilancio su cui gravano i costi maggiori. La conferma che non tutto sia così rosa arriva dall’interno delle news di Madiaset dove sono in molti a non credere a questa soluzione benevola.

Il più feroce però è l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede, come riporta qui Il Fatto Quotidiano: “Così l’informazione viene presa a calci nel sedere! Ho accolto questa notizia con dolore, perché tutto quello che contribuisce a diminuire il potere dell’informazione è da respingere con tutte le forze”.

Poi Fede, 90 anni, ripercorre le tappe del suo telegiornale: “Il Tg4 è nato e proseguito con me e continua a esserci per la volontà di tanti colleghi che si accingono a lasciare il posto di lavoro, se non per la disoccupazione, per il trasferimento. Ciò significa che l’informazione è a rischio”.

E alla fine dice tutto quello che pensa: “Pensateci bene prima di mettere sul lastrico delle persone che sono testimoni onesti, non venduti a partiti e partiti, di questa professione. State per uccidere, o contribuire ad uccidere, una rappresentanza dell’informazione, davanti alla quale tutti bisognerebbe inchinarsi. Ieri eravamo a colazione qui con una storica giornalista del Tg4 e ci ha parlato di questo dolore per quanto riguarda l’informazione, che piano piano di questo passo viene presa a calci nel sedere. Parlo di colleghi giornalisti che vanno rispettati, gente che era a Roma ed è stata trasferita a Milano con tutto ciò che comporta per le loro famiglie. Facciamoci il segno della croce e aiutiamo chi soffre. Il Tg4 fortunatamente non mi appartiene più, perché altrimenti io andavo in piazza”.

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