giorgio levi

La scomparsa di Frizzi segna ancora una volta il primato della tv su tutti gli altri mezzi di comunicazione

La scomparsa di Fabrizio Frizzi ha generato un’ondata di commozione generale. Sentita e partecipata. Per il personaggio pubblico, per il professionista dello spettacolo, per la simpatia naturale che generava nei telespettatori.

Questo induce a qualche riflessione anche sul mondo della comunicazione. Proviamo.

1. Stamane, nelle bacheche sui social, da Facebook e Twitter, e nei giorni che verranno l’hastag #fabriziofrizzi è di gran lunga il più digitato. Scompaiono #matteosalvini e #gigidimaio, inghiottiti dal dolore generale e spontaneo di milioni di persone.

2. Le pagine di media tradizionali dedicate  a Frizzi risultano le più cliccate delle ultime settimane, in pochissime ore si sono accavallate centinaia di migliaia di visite e di messaggi di partecipazione collettiva.

3. Su Google e Youtube la ricerca più frequente da stamattina indica “Fabrizio Frizzi televisione”. Si tratta di milioni di utenti alla ricerca del volto famigliare, della sua voce  e delle sua storia in televisione.

4. Tutto questo porta ad una analisi, forse un po’ banale ma che risponde alla realtà. La televisione, nell’era di internet e della massificazione  della comunicazione, segna un primato indissolubile.

5. Quotidiani online e di carta, social, blog, siti di varia natura sono cioè il riflesso di quanto il vecchio mezzo di comunicazione è capace di trasmettere nel cuore della gente. Ancora adesso, dopo 60 e più anni di storia.

6. Lo spiega bene Alessandra Comazzi sul sito de La Stampa . Scrive Comazzi: “Sarà la televisione, questo elettrodomestico che sta acceso come la luce in bagno, scorre come l’acqua in cucina, sarà la sensazione di contraddittoria, familiare estraneità che essa emana: sta di fatto che i suoi protagonisti sono un po’ come degli eroi in formato tascabile, non necessariamente giovani e belli, ma comunque sempre fedeli alla loro immagine e al loro pubblico”.

7. E’ vero che Frizzi era un uomo di spettacolo, dunque non un volto dell’informazione, non uno che parlava di politica o di fatti di cronaca, ma questa straordinaria partecipazione collettiva alla sua improvvisa scomparsa, colloca la televisione al primissimo posto nei gusti e nelle scelte della gente. Per quanto popolari molti dei cosiddetti influencer, con milioni di follower in rete, non reggono il confronto. E’ anche vero che la televisione è uno strumento passivo, non obbliga cioè a leggere o a scrivere, due gesti non proprio comuni agli italiani. Ma la realtà è che pensieri, parole, sentimenti si affidano ancora a quell’elettrodomestico con grande trasporto. E di questo bisognerà tenere conto ancora per moltissimi anni. Anche per tutto il lavoro, nel pieno di una grande crisi e di una rivoluzione senza precedenti, che svolge il mondo dell’informazione.

Mio nonno Gioanin, che era un semplice operaio, aveva comprato per primo negli anni Cinquanta un gigantesco televisore ed era il primo della fila il giorno del rinnovo dell’abbonamento alla Rai. Gioanin, quando accadeva qualcosa di drammatico, per confermare che era successo davvero, diceva: “L’ha detto la televisone”.

Dopo più di mezzo secolo è ancora così, se ci crediamo può partire da qui la vera rivoluzione della comunicazione.