giorgio levi

Scalfari bocciato in storia

Oggi l’edizione torinese di Repubblica dedica una pagina alla lettera che Eugenio Scalfari ha scritto al sindaco di Rosta, comune vicino a Torino. E nel cui cimitero stamattina è stato ricordato Giulio De Benedetti, storico direttore de La Stampa, a 40 anni dalla sua morte avvenuta il 15 gennaio del 1978. De Benedetti che, tra l’altro, fu anche il suocero di Scalfari, come egli stesso ricorda nell’articolo.

Nel pezzo, ad un certo punto, facendo riferimento agli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale Scalfari scrive “…Passò (De Bendetti, ndr) in Svizzera il periodo bellico e rientrò in Italia a guerra finita e a democrazia finalmente ritrovata. Fu nominato dalla Fiat e da Frassati vice direttore e poi dopo un anno direttore della Stampa…”

Ma come dalla Fiat e da Frassati? Frassati non era più direttore della Stampa da 23 anni, ovvero dal 3 novembre del 1925, costretto a dimettersi dopo il delitto Matteotti e la dura opposizione assunta dal suo giornale contro i fascisti. E dopo che il vecchio senatore Agnelli, con l’appoggio di Mussolini, aveva rilevato (diciamo così) le sue quote di proprietà.

Quando Giulio De Benedetti diventa direttore della Stampa (gennaio 1948) eredita il giornale dalla direzione di Filippo Burzio, che fu a sua volta direttore (nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale) dal luglio del 1945 al gennaio del 1948. E dopo che le pubblicazioni de La Stampa erano state sospese dal Cln stesso da aprile a luglio del 1945 per sospetta collaborazione con il partito fascista.

Dunque, Giulio De Benedetti fu nominato direttore dalla Fiat, ma non certamente da Alfredo Frassati, che a quel tempo stava per essere eletto senatore di diritto della Repubblica e dopo essere stato dal 1930 presidente di Italgas.