giorgio levi

Par condicio per i giornalisti, l’Agcom dimostra che xe pèso el tacòn del buso

Prima o poi si sapeva che finiva così. Il caso dell’Agcom che ha imposto, con tanto di regolamento, la par condicio anche ai giornalisti che partecipanono ai dibattiti televisivi in campagna elettorale, è finito in un rattoppo che come si dice a Venezia: xe pèso el tacòn del buso.

Questo il pezzo de Il Manifesto che spiega che cosa è accaduto.

L’Authority per le comunicazioni prova a correre ai ripari, dopo la pioggia di polemiche sull’articolo del regolamento per la par condicio elettorale relativo alle tv private, che prevede di imbrigliare anche giornalisti e opinionisti ospiti dei programmi. Una norma in realtà ricalcata dal regolamento sfornato dalla commissione di vigilanza Rai solo per la tv pubblica, in quel caso relativa solo alle trasmissioni che in campagna elettorale non sono ricondotte alla responsabilità delle testate giornalistiche, a differenza, come prevede la legge, di quelle che ospitano esponenti politici.

L’Agcom spiega ora che l’obbligo di contraddittorio tra opinionisti – esteso nel caso delle tv private anche all’informazione oltre che all’intrattenimento – si applica solo ai format tematici. L’articolo 7 del regolamento Agcom al comma 4 dice che «è indispensabile garantire, laddove il format della trasmissione preveda l’intervento di un giornalista o di un opinionista a sostegno di una tesi, uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali in ossequio al principio non solo del pluralismo, ma anche del contraddittorio, della completezza e dell’oggettività dell’informazione stessa, garantendo in ogni caso la verifica di dati e informazioni emersi dal confronto».

L’Authority per le comuniazioni prova a metterci una pezza: la norma non riguarda i talk ma «fa riferimento al caso specifico di programmi extra tg il cui format venga focalizzato sull’approfondimento, esclusivo o prevalente, di un tema specifico» e dove «gli esperti siano invitati in ragione del loro sostegno a una tesi». Provando a fare un esempio, se si parla di calcio dopo una partita dal risultato contestato bisogna invitare sia chi sostiene che il rigore non c’era sia chi è convinto del contrario (per «la verifica di dati e informazioni emersi dal confronto» c’è pur sempre il Var…). Il che evidentemente ha molto a che vedere con la campagna elettorale.

Dopo il pasticcio e la sua goffa soluzione, l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi ringraziano l’Autorità per la tempestiva precisazione che dirada alcuni dubbi, anche se il regolamento non avrebbe dovuto specificamente individuare il giornalista come un soggetto che sceglie a priori di sostenere una tesi“.

Credits

Il Manifesto