giorgio levi

Il 2017 altro anno nero per Inpgi: previste perdite per 104 milioni. Il prelievo forzoso una goccia nel mare

Alla fine va come era previsto che andasse. L’Inpgi perderà ancora.  Nel 2017 i conti dicono 104 milioni di euro. Nonostante il contributo dei pensionati. Il prelievo forzoso (che Inpgi curiosamente chiama ancora contributo di solidarietà. Ma la solidarietà non è volontaria?) porta nelle affamate casse dell’Istituto di previdenza 6 milioni e mezzo di euro l’anno, alla fine del triennio (1° marzo 2017- 29 febbraio 2020) saranno circa 19 milioni e mezzo. Alcune indiscrezioni fissano la quota annua a non più di 5 milioni l’anno. Una goccia nel mare.

Certo, la situazione generale è drammatica. Nei primi sei mesi del 2017 l’Inpgi ha registrato una perdita di 800 posti di lavoro dopo gli oltre 2.700 persi dal 2012. La perdita di occupazione negli ultimi cinque anni raggiunge così il 15% e i rapporti di lavoro attivi scendono a circa 15mila (erano quasi 18mila nel 2012). Un dato che si riflette sulle entrate per contributi IVS correnti (-3,81% rispetto al 2016) e sul forte incremento della spesa per pensioni IVS (+5,35% rispetto al 2016).

Il presidente Marina Macelloni difende la riforma “durissima, che inciderà sui trattamenti delle future generazioni e contemporaneamente non rinuncia a chiedere a chi è già andato in pensione con regole più favorevoli un contributo straordinario di solidarietà. Una misura che siamo pronti a difendere anche nelle aule dei tribunali. La riforma è stata integralmente approvata dai Ministeri vigilanti e nei prossimi anni sicuramente porterà benefici ai conti dell’istituto. Le spese di gestione sono sotto controllo e l’attività amministrativa è orientata quotidianamente al massimo sforzo di efficienza”.

E poi la chiamata generale di Macelloni, prima alla politica e poi “alle parti sociali, Fieg e Fnsi, si chiede uno sforzo per sedersi intorno a un tavolo e immaginare un futuro di rilancio per l’editoria e un contratto di lavoro inclusivo che risponda pienamente ai cambiamenti radicali che il nostro settore ha sperimentato. Le porte dell’Inpgi sono aperte e siamo in grado di mettere a disposizione tavoli e professionalita’ in qualsiasi momento. All’Ordine dei giornalisti, appena rinnovato nei suoi organismi, si chiede di prendere finalmente atto che le forme di attivita’ giornalistica non sono piu’ quelle del 1963 e che sempre di piu’ comunicazione e informazione sono due mondi che si sovrappongono e si parlano. Nonostante lo scenario critico fin qui descritto resto ottimista. Ci sono le condizioni per mantenere l’Inpgi autonomo e rafforzarlo. A patto di remare tutti dalla stessa parte”.

Si può remare tutti dalla stessa parte, a patto che la barca dimostri di saper stare a galla, altrimenti i remi non sono poi così utili.

Credits

Il comunicato di Inpgi