La norma c’era già, per la verità. Ampiamente disattesa dagli editori che negli anni hanno consentito anche ai praticanti che non riuscivano a superare l’esame a Roma di continuare a riprovarci senza essere licenziati. Adesso l’aria è cambiata, in quella che si annuncia come una durissima trattativa.
I datori di lavoro sembrerebbero ben intenzionati a licenziare i praticanti che non dovessero superare gli esami nei 18 mesi a disposizione (dopo i primi 18 di praticantato). In buona sostanza non c’è più quella disponibilità a tenere in redazione i refrattari all’esame di Stato. Ci provi due volte e poi vai a casa.
A parte il fatto che conosco ottimi giornalisti che hanno raggiunto posizioni di prestigio, per i quali non sono state sufficienti una, due e qualche volta nemmeno tre volte. Ma questa esposizione di muscoli da parte degli editori è senza significato. Da tempo ormai non assumono praticanti. E se ciò avviene si tratta di casi sporadici.
Tra i miei compiti all’ordine del Piemonte c’è quello di esaminare le richieste di praticantato. I numeri sono semplicissimi. Nel 2016 (fino ad oggi 5 agosto) non ho ricevuto alcuna domanda. I due quotidiani La Stampa e Tuttosport non hanno fatto praticanti in questi 8 mesi e nemmeno nei 12 precedenti. Fanno eccezione piccole e medie testate e agenzie di stampa (comunque si contano sulle dita di una mano in un anno). Il 95% delle richieste (anche per i quotidiani) è per un “riconoscimento di praticantato”. Il che è molto diverso dall’assumere articoli 1.
Poi ci sono i cosiddetti collaboratori assunti part time (gli articoli 36) che devono essere per norma pubblicisti. E che lavorano 10 ore al giorno in redazione e che avrebbero diritto ad una assunzione a tempo pieno (articolo 1 praticanti) e che invece sgobbano per anni nella loro posizione se non precaria, certo contrattualmente indecente. A stipendi assai ridotti, nella stessa redazione dove il vicino di scrivania porta a casa il doppio di te. E a Roma non ci andranno mai. Ed è quello che si chiama sfruttamento del lavoro.
E allora di che cosa stiamo parlando, editori muscolosi? Volete calare la mazza di ferro anche sui pochissimi praticanti che assumete e che magari sono già piuttosto anzianotti e per i quali Roma può rappresentare un ostacolo? Se non temessi una querela saprei che cosa rispondere.
