giorgio levi

Un tempo ci saremmo incazzati di brutto

peter finch

In Quinto Potere Peter Finch è l’attore protagonista

Un tempo, e nemmeno troppo lontano, la cessione della Stampa a Repubblica ci avrebbe fatto incazzare di brutto. Dico, noi giornalisti. Perché in fondo i lettori (quei pochi rimasti) sanno adattarsi. Un giornale si compra per abitudine, per piacere o per curiosità. E’ vero, si acquista sempre meno, ma è un periodo di trasformazione epocale, le notizie sono sempre lì dov’erano duecento anni fa. Si tratta di capire come diffonderle e allo stesso tempo ricavarne degli utili. Prima o poi ci arriveremo.

Ci saremmo incazzati di brutto invece per le menzogne. La Stampa non farà parte di un “polo editoriale nazionale” (come il giornale oggi stesso scrive). Il quotidiano di Torino è stato ceduto o venduto o regalato, a seconda dei punti di vista, al suo principale concorrente che si chiama La Repubblica.  Questo è quello che è accaduto ieri, non altro. Quella quintalata di melassa, ovvero la lettera ai dipendenti, con cui John Elkann ha spennellato l’accordo di cessione della testata è pietosa, è come se per leggere una sentenza di condanna a morte si dicesse che il poveretto andrà a stare meglio da qualche altra parte.

La realtà è un altra. Il giornale che noi torinesi abbiamo amato e odiato per 150 anni se ne va da questa città. Certo, non fisicamente, non la redazione (per ora, neh), non il luogo materiale dove viene confezionato, ma la testa e il cuore, e il centro decisionale, escono e vanno a Roma. Se è nato un polo editoriale non sarà a Torino.

Poi c’è quella faccenduola della concentrazione editoriale. Ci siamo scagliati come Furie bibliche contro Berlusconi quando arraffava a destra e a manca per raggruppare sotto il suo impero il più alto numero possibile di televisioni e giornali. L’ho fatto io stesso durante la guerra di Segrate, come rappresentate dei 500 giornalisti del gruppo Mondadori. La concentrazione editoriale era il Male, la negazione della libertà e dell’indipendenza di chi fa questo mestiere. Elkann si premura di dire che resta “salva l’autonomia delle testate”. Eh, sì. Vuoi vedere che la Stampa soffierà qualche scoop a Repubblica? Con Berlusconi siamo stati durissimi in varie epoche di questo Paese. Voglio ricordare che i giornalisti della Mondadori scioperarono per protesta diversi giorni e impedirono l’uscita dei suoi settimanali. Con Berlusconi (che sottrasse illegalmente la casa editrice a De Benedetti, come sentenziarono i giudici molti anni dopo) avrebbero avuto il posto sicuro e migliori stipendi. Ma protestarono seriamente e con coraggio perché c’era in gioco una posta assai più grande di una semplice busta paga.

Oggi ci sarà l’assemblea dei giornalisti della Stampa. Mi aspetto che il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso sia fisicamente presente per dare il segno che il sindacato c’è  e che lotterà. La parola finale spetta a chi lavora in quel giornale. Vedremo.

Nel film “Quinto Potere” Peter Finch, che interpreta Howard Beale, il commentatore televisivo stanco e sfiduciato della Ubs, urla nella sua lucida follia: “Sono incazzato nero! Dovete esserlo anche voi!”.

Ecco, così dovreste essere oggi.

2 thoughts on “Un tempo ci saremmo incazzati di brutto

  1. Tutto condivisibile, salvo forse un particolare. Una categoria di lavoratori ha la forza di scioperare quando il padrone produce beni redditizi e s’arricchisce con il loro lavoro. Io sciopero, tu perdi soldi, quindi vieni a più miti consigli. La carta stampata non è più un’attività redditizia e quindi la forza contrattuale della categoria è al lumicino.

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