giorgio levi

La Stampa molla gli ormeggi e Il Mercantile affonda

mercantile

Ero giovanissimo quando sognavo di andare a Genova e farmi assumere al Corriere Mercantile. C’era ci puntava al ricco Corriere di Milano, io mi ero fissato con quello povero ligure. Ognuno ha le sue perversioni.

Ora il vecchio quotidiano della Superba è al capolinea. Un’altra volta. Sarà però più dura che in passato. La maxi fusione La Stampa-Il Secolo XIX ha di fatto aperto una crisi dagli effetti imprevedibili. Il panino Stampa-Mercantile non è più in edicola dal primo Marzo. Il quotidiano esce da cinque giorni senza il traino di Torino. Che accadrà? Per ora ha preso posizione la Regione Liguria con il documento che riporto qui in coda. Ma il Mercantile sarà l’unico caso? Che fine faranno i numerosi settimali e bisettimanali del basso Piemonte e di Liguria quando i loro editori, già in grave crisi, tireranno le somme con una raccolta pubblicitaria di fatto monopolizzata dalla concentrazione editoriale? Potranno anche fottersene nelle stanze del potere, nessuno però venga ancora a tenere lezioni sulla pluralità dell’informazione.

Regione Liguria. Subito i fondi dell’editoria al Corriere Mercantile per salvare la pluralità dell’informazione.

È stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno, primo firmatario Ezio Chiesa (Liguria Cambia) e sottoscritto da tutti i gruppi, relativo alla difficile situazione del quotidiano genovese Corriere Mercantile che impegna la Giunta ad “attivarsi nei confronti del Governo affinché stabilisca in tempi rapidi norme certe per quanto riguarda l’assegnazione dei contributi sull’editoria; ad attivarsi, di concerto con la cooperativa Giornalisti&Poligrafici (proprietaria del giornale, ndr) nei confronti del mondo economico al fine d’individuare eventuali imprenditori disposti a investire sulla testata”.

Nel documento si ricordano le antiche origini della testata, nata nel 1824, e le scelte editoriali: la costituzione in una cooperativa composta da giornalisti e poligrafici, il passaggio dall’edizione pomeridiana a quella del mattino con la vendita in abbinamento alla Stampa. Scaduto il contratto con la società editrice torinese, il quotidiano dal primo marzo scorso è tornato in edicola in veste autonoma, ma deve affrontare una difficile situazione finanziaria a causa delle incertezze collegate all’erogazione dei contributi statali sull’editoria.

“La ventilata chiusura – si legge nel testo – oltre a rappresentare un ulteriore ridimensionamento della pluralità dell’informazione, mette a rischio diversi posti di lavoro, con la conseguente successiva difficoltà di collocazione, vista la crisi che attanaglia l’editoria e il settore dell’informazione in genere”.

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