giorgio levi

Tagliate editori, i giornali ve li leggerete tra di voi

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il professor Tonino Repetto correttore di bozze di Volevo essere Jim Gannon.

Tanti e tanti e tanti anni fa ho conosciuto un correttore di bozze, il primo che avessi mai visto. Era un prete di una parrocchia di periferia. Si chiamava Ugo, per tutti il Professore, correva in redazione su una Vespa 180 ss, vestiva con i jeans e un maglione scuro girocollo. Nel suo lavoro era infallibile. Trovava un refuso negli angoli più remoti di una pagina. Amava questo mestiere, amava le storie che leggeva, un giorno si è innamorato anche di una donna. E’ la vita, diceva.

L’ultimo correttore di bozze che ho conosciuto è l’implacabile vercellese Tonino Repetto, anche lui il Professore. Ha scovato nel mio libro un intero deposito di refusi. Tra Ugo e Repetto sono trascorse decine di anni, in mezzo altre centinaia di correttori. Ricordo tra gli eccelsi quelli della Mondadori che lavoravano nello stabilimento di Verona, e quelli superlativi della Stampa.

Poi gli editori hanno cominciato a tagliare. Prima i tipografi (a che servono?), poi i dimafonisti e gli sbobinatori (a che servono?), poi i correttori e i grafici (a che servono?), i giornalisti (a che servono?). Così, nei giorni scorsi nel Buongiorno di Gramellini c’era un refuso grande come il grattacielo Sanpaolo.

Anni fa Giulio Anselmi all’atto del suo insediamento da direttore disse: “Mi va bene tutto, quello che non sopporto è la sciatteria”. In realtà non gli andava bene niente, ma quel vocabolo mi è rimasto impresso. Sciatteria. Ecco, esattamente questo. Tagliate, tagliate, tagliate editori, i lettori capiranno