giorgio levi

Buon Anno, Cecilia Sala

Voglio cominciare il 2025 con questa immagine. E’ un disegno di makkox, pubblicato su Il Foglio. Lei è Cecilia Sala, la giornalista italiana rapita dal governo dittatoriale dell’Iran.

Cecilia è chiusa in una delle peggiori carceri del mondo. L’Iran è guidato da farabutti assassini che soffocano il loro stesso popolo, torturano donne e uomini oppositori del più feroce governo islamico del Medio Oriente. Musulmani senza pietà, guerrafondai, fiancheggiatori e finanziatori dei terroristi di Hamas e degli hezbollah libanesi.

Potere sanguinario che fa del terrore la sua arma politica. Una fetta di mondo dove Israele cerca da decenni di salvare la propria democrazia occidentale. Ma le guerre non finiranno fino a quando questi regimi e i terroristi palestinesi avranno armi, sostegno e denaro, molto denaro.

Cecilia adesso è lì in mezzo. In Italia la schiera inferocita dei ProPal si è fatta da parte. Silenzi e ambiguità, l’Iran che usa nei confronti delle donne la peggiore repressione immaginabile e che condanna a morte gli omosessuali, non è nella lista dei cortei che ogni settimana generano, qui da noi, violenza e antisemitismo.

Il governo ha chiesto silenzio su questa vicenda. E’ giusto così. Le diplomazie non si muovono nel chiasso degli hastag e delle piazze. L’Iran è un posto di pazzi piuttosto irritabili. Ci vogliono i piedi di piombo in una trattativa come questa.

Tuttavia, la vicinanza a Cecilia Sala, ai suoi colleghi e alla sua famiglia mi sembrava la cosa giusta da fare, in questo primo giorno del 2025.

Poi, silenzio.

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