giorgio levi

Dal Covid all’emergenza energia. La paura in tv e sui giornali non paga. Se i media non cambiano strategia il poco mercato rimasto si prosciugherà e addio lettori per sempre

Sono abbastanza vecchio da avere attraversato l’infausto 1973, l’anno della Grande Crisi Energetica (dovuta alla guerra del Kippur e ai ricatti conseguenti dei produttori arabi sul prezzo del petrolio), che il governo di allora (primo ministro Mariano Rumor) affrontò con un serie di restrizioni che presero il nome collettivo di “Austerity”. Tutte minuzie, che dopo quasi 50 anni nemmeno ricordo. Tipo restrizioni sul riscaldamento, sull’orario dei negozi, dell’illuminazione pubblica, dei cinema, delle discoteche, restrizioni anche sulla televisione che spegneva il segnale video prima delle 23, e soprattutto sull’uso dell’automobile che era proibita la domenica.

Ho visto gente a cavallo scendere dalla collina di Torino, attraversare le periferie e legare le briglie dei quadrupedi al cancello di Palazzo Reale in piazza Castello. Ho visto carrozze e calessi sfrecciare sul selciato di via Po, ho visto uomini di 80 anni pedalare come non ci fosse un domani, ho visto bambini trainati nei passeggini da genitori sui pattini a rotelle, ho visto auto di cartone spinte da pedali improvvisati, ho visto colonie di camminatori prendersi la corsia centrale di corso Francia per raggiungere il carnevale di Rivoli.

Ci sembrava una follia l’austerity, e lo era. Infatti, un paio d’anni dopo nemmeno ce ne ricordavamo. Ma una cosa è certa, nessuno la prese sul serio. La casa dove abitavo non aveva perso un grado del suo riscaldamento, con papà mi facevo lunghe pedalate pensando che eravamo scemi come tutti gli altri, spegnere la Rai presto la sera ci sembrava una goduria.

Ma soprattutto non c’erano i social con milioni di pontificatori, la tv ci piaceva per via dei film al lunedì sera, i giornali vendevano molto, erano ricchi e moderati nelle cronache dell’austerity e perciò non avevano bisogno di mettere il pepe al culo ai lettori e terrorizzarli per sperare di vendere tre copie in più senza capire che tutta questa pressione alla fine prosciugherà il mercato perché i lettori ne avranno avuto abbastanza di paure, ansie e forzature psicologiche.

Va detto infine che allora non c’erano Putin e Salvini, il ricattatore dell’Occidente e il suo domestico italiano. E noi guardavamo al futuro senza farci troppe pippe pensando all’austerity. C’era un domani benevolo o impervio che fosse, ma c’era, esattamente come oggi.

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