giorgio levi

La dittatura della Pec

La Pec è la Posta Elettronica Certificata. Indirizzo mail obbligatorio per tutti gli iscritti agli ordini professionali. Ce l’hanno gli avvocati, i notai, i medici, i biologi, gli ingegneri e altri ancora. Ovunque ci sia un Ordine professionale riconosciuto dalla Stato ci vuole la Pec.

E siccome non è facoltativa tutti la devono sottoscrivere, pena sanzioni disciplinari come la sospensione dell’iscritto all’ordine di appartenenza e altre più pesanti. Naturalmente la Pec vale anche per i giornalisti. Per quelli che non la sottoscrivono scatta, come provvedimento disciplinare, la sospensione dall’albo. E se sei sospeso dall’Ordine è come se non fossi iscritto. E se non risulti iscritto, per tutto il tempo della sospensione l’editore, da cui risulti dipendente, ti sospende a sua volta, per la stessa durata, dal lavoro e anche dallo stipendio. Questo in virtù del fatto che gli editori non possono far lavorare giornalisti non iscritti all’Ordine, pubblicisti o professionisti che siano. Lo stesso discorso vale per i freelance che lavorano perché iscritti all’Ordine.

Ora, tutta questa spipazzata perché? In Piemonte, ma lo stesso fenomeno si verifica in quasi tutte le regioni italiane, i giornalisti possessori di Pec sono pochissimi. Più della metà degli iscritti all’Ordine qui non ce l’ha. Diversamente da avvocati, notai e medici che non si sono mai posti il problema perché l’iscrizione al loro Ordine prevede di avere già in tasca la Pec, prima ancora di presentare la domanda.

In questi lunghi anni da consigliere posso testimoniare che l’Ordine del Piemonte si è arrampicato sui vetri per convincere i colleghi a sottoscrivere questa stupidissima cosa che è la Pec. Abbiamo inviato in 10 anni decine e decine e decine di mail. Risultato? Oggi non riusciamo a mettere insieme almeno mille iscritti necessari per comporre una lista che dopo il voto porti 2 consiglieri nazionali a Roma. Così, come siamo oggi lunedì 20 settembre ne potremo eleggere uno. Dunque, la metà del pacchetto che ci spetta. E c’è tempo solo fino a mercoledì 22 settembre, cioè dopodomani.

In tanti anni in corso Stati Uniti conosco anche le risposte. Le più frequenti che mi frega della Pec? Perché devono spendere altri soldi per una cosa che non serve a niente? Sono per l’abolizione dell’Ordine figurati se faccio anche la Pec. Quasi un movimento #nopec, così cool dati i tempi. Ammetto che personalmente, face to face, anche durante la audizioni, non ho mai convinto un collega a sottoscrivere una Pec. E spesso è una ostinazione molto radicata.

In direzione contraria, come fosse una dittatura della Pec. La visione di un Ordine che sorveglia i propri iscritti, che impone addirittura un indirizzo di posta elettronica a pagamento. Per la cronaca con 5 euro di abboni per un anno e l’Ordine nazionale ti offre pure la sottoscrizione gratuita.

Ho guidato la mia prima auto a 12 anni. Su strade private, in campagna, lontano dall’asfalto. Ma ho dovuto aspettare i 18 anni per infilarmi in autostrada, senza patente avrei continuato a scorrazzare su qualche sentiero di montagna. Protestavo per la dittatura della patente? Così è per il vaccino, il greenpass e persino, oddio, per essere iscritti all’Ordine.

Che difficoltà c’è?

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