giorgio levi

Par condicio anche per i giornalisti. Sallusti: “Solo un ubriaco poteva proporre una norma di questo genere”

Mi sento di condividere pienamente quanto detto da Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale. Ha ragione. Ma ci vuole compattezza di categoria, e quella non ci sarà mai.

Campagna elettorale, a breve si entra in regime di par condicio, quella legge per cui in tv e in radio scatta il minutaggio: tanto parla il candidato di un partito tanto devono parlare i rappresentanti di tutti gli altri, a prescindere dal loro peso elettorale e interesse per il pubblico. La legge sulla par condicio è la morte del giornalismo (vale sia per il servizio pubblico sia per le emittenti private) che già di suo non gode di grande salute, oltre che dei telespettatori costretti a sorbirsi gli sproloqui di signori nessuno.

A questo giro c’è però una novità. Il garante per la comunicazione (uno dei tanti enti inutili nati per complicare le cose e distribuire stipendi importanti) ha deciso che anche i giornalisti che partecipano ai dibattiti dovranno dichiarare la propria posizione ed essere quindi affiancati da colleghi che la pensano diversamente. Chi ha scritto questa norma o era ubriaco o non sa di cosa sta parlando.

Cosa si intende per dichiarare la propria posizione? Spero non l’intenzione di voto, che la Costituzione garantisce libero e segreto. E allora quale posizione? Un giornalista, per definizione, ha la sua di posizione, che può coincidere per nulla, in tutto o in parte con quella dei politici o degli altri colleghi presenti al dibattito. Secondo quel genio del Garante, se io e Travaglio ci troviamo insieme in un dibattito e non diciamo a prescindere cose opposte incorriamo in una violazione di legge, immagino sanzionata per noi e per l’emittente che ci ospita, perché non abbiamo garantito il pluralismo degli ospiti.

E come la mettiamo con i conduttori, anche quelli dei Tg? Pure loro prima di dare una notizia o porre una domanda dovranno dichiarare come la pensano? È proprio vero che la madre dei cretini è sempre incinta. Se mi invitano in un programma pensando che io dica certe cose e invece sostengo: viva la Boldrini, abbasso Berlusconi, che succede, sospendono e si va tutti a casa perché è violata la par condicio?

Uno si chiede come sia possibile proporre una simile idiozia.

Poi si scopre che il proponente (Angelo Cardani, presidente della commissione) è un professore bocconiano già braccio destro di Mario Monti a cui deve la nomina. E tutto diventa improvvisamente più chiaro. Non ho intenzione di sottoporre al giudizio dell’Agenzia per la comunicazione il mio modesto pensiero. E così spero facciano tutti i colleghi”.