giorgio levi

Anche i grandi quotidiani ci cascano. Una fakenews fa il giro d’Italia e tutti la prendono per vera. Mattia Feltri chiede scusa ai lettori della Stampa

Allora i polli non sono soltanto gli sprovveduti frequentatori dei social. Quelli che credono che le bufale siano notizie vere e che tanto ci scandalizzano. L’altro ieri ci sono cascati tutti, anche i grandi quotidiani, come Il Messaggero (che ha fatto il primo lancio online) e poi  LiberoGiornaleGazzettinoSecolo d’Italia e Fatto Quotidiano, che l’hanno pubblicata sui loro siti (e poi rimossa), La Zanzara (la nota trasmissione di Radio24) che ha aperto il suo programma, e persino Mattia Feltri nel suo Buongiorno su La Stampa.

La notizia era quella della bambina di 9 anni che sarebbe stata data in sposa ad un uomo di 35 anni, che avrebbe abusato di lei. Matrimonio che sarebbe stato combinato dalle due famiglie, entrambe di religione musulmana, senza aspettare che la piccola raggiungesse la maggiore età.

Una orribile leccornia di notizia, si saranno detti perché aspettare o verificare la fonte se il circuito mediatico intero la pubblica con tanto rilievo? Sarà vera, no? Invece era falsa, molto fake. Ma la corsa al web non può aspettare, se la vedo sul Messaggero non ho ragione di credere che non sia autentica e non posso stare lì a fare qualche telefonata mentre i miei concorrenti me la ciulano sotto gli occhi. Un click in più di un lettore incazzato con i migranti val bene un rischio di passare per fessi.

Io non credo ai numeri, se non li vedo. E le visualizzazioni nei quotidiani sono dichiarate (quando lo sono) dagli editori, senza mai uno straccio di prova che quello che dicono sia la verità. E nemmeno credo alle centinaia di migliaia di utenti che si sbellicano per un video idiota di un cagnolino che fa acrobazie in acqua. Quei dati non sono semplicemente autentici. Se fosse così il web sarebbe una miniera d’oro e gli editori dei deficienti che non sanno sfruttarla, visto che lamentano una crisi anche su internet che sembra non avere una fine.

In tutto questo fa onore alla categoria Mattia Feltri (e forse altri di cui non ho conoscenza) che con un tweet ha chiesto scusa ai suoi lettori.

Il rischio di beccarsi una fakenews è altissimo e non vale la pena, per una manciata di visualizzazioni o di lettori sul cartaceo, rincorrere la prima notizia che capita. Quando non c’era la rete, nelle redazioni, dove le false notizie sono sempre arrivate, si facevano lunghi giri di telefonate. E lì si capiva. E’ ora di rallentare un po’ e verificare le informazioni prendendosi tutto il tempo necessario. E’ quello che distingue l’autorevolezza, che tutti sbandierano, dall’improvvisazione collettiva. Che è quello che è accaduto.