
Secondo quanto pubblicato qui da Nuovo Observer il magnate greco Theodore Kyriakou, con cui John Elkann aveva aperto una trattativa per la cessione de La Repubblica, ci starebbe ripensando.
Il primo segnale è che il closing dell’operazione si sarebbe dovuto concludere a gennaio, poi a febbraio ora si parla di marzo.
Il secondo segnale è che probabilmente Kyriakou non aveva mai letto Repubblica, non ne conosceva la storia, non immaginava che i suoi battaglieri giornalisti fossero così determinati a salvaguardare la loro indipendenza. E la posizione politica che ha caratterizzato il giornale nei suoi gloriosi 50 anni di storia.
Il terzo segnale, che John Elkann avrebbe dovuto pensarci due minuti, invece di gettarsi nelle braccia del greco pur di sbarazzarsi del giornale, è che Kyriakou ha simpatie politiche destrorse. E si sarà domandato: che cosa me ne faccio di questo badò (in torinese carico, spesso rottura di balle) con questi qui (i giornalisti) che reclamano libertà di giudizio e indipendenza dai voleri finanziari e politici del padrone?
Il quarto segnale, e anche questo Elkann non poteva non saperlo, è che Kyriakou è in stretti affari con il saudita principe Mohammad bin Salman Al Sa’ud, 40 anni, figlio del re Salman, la cui famiglia ha un patrimonio (per quel poco che se ne sa) stimato da Forbes in circa 1,4 trilioni di dollari. In oltre bin Salman controlla il Fondo di Investimento Privato dell’Arabia Saudita, che gestisce asset per oltre 500 miliardi di dollari. E’ anche ai vertici di Aramco, la compagnia petrolifera più redditizia al mondo. Mohammed guida poi un governo autoritario. I dissidenti politici vengono sistematicamente repressi attraverso metodi che includono l’incarcerazione e la tortura. Ora, Mohammed si sarà domandato: dove mi sta portando questo scemo del greco? A me che m’importa di questi rompicoglioni e dell’Italia?
Il quinto segnale è che a Theodore interessano soprattutto le radio, che sono il principale business della sua divisione editoriale. Ora si sarà domandato: ma per portarmi a casa Radio Capital e Radio Deejay, che sono perfette come mezzi di comunicazione, devo prendermi anche il badò (come prima) di Repubblica?
E così eccoci da capo. John Elkann è in un garbuglio mica da ridere. Sul destino de La Stampa (c’è una intesa ma non una firma con il Gruppo Sae) non ci sono certezze. E la trattativa per La Repubblica è al palo, per ora. L’unica vera soluzione sarebbe che rinunciasse alla vendita dei suoi ultimi e assai pregevoli quotidiani. Le risorse economiche, indipendentemente dalle sorti di Stellantis, non gli fanno difetto. Secondo Forbes Italia nel 2023 il suo patrimonio personale risultava di 1,8 miliardi di dollari. La holding Exor, cassaforte di famiglia con Elkann maggiore azionista, nel 2025 ha registrato un valore patrimoniale netto di 36 miliardi di euro.
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