giorgio levi

Accordo Cdr Stampa-Gedi. Le redazioni approvano il piano. Saranno 33 i prepensionati. Ricavi nel 2020 a -13,2%. Ora tocca a Repubblica

Un altro piano di tagli, di accorpamenti, di compensi domenicali ridotti, ricalcolo degli straordinari e dei compensi forfettari, smaltimento ferie e corte, giornalisti avviati in anticipo alla pensione. Dovranno lasciare il giornale in 33, scaglionati e cassa integrazione.

L’accordo del Cdr con l’azienda è stato sottoscritto dalla maggioranza dei giornalisti riuniti in assemblea. Con questo risultato.

Aventi diritto al voto 200.

Votanti 167.

Affluenza totale degli elettori 83,5%.

Favorevoli 138. Contrari 13. Astenuti 16.

Un accordo limato al massimo nei punti chiave che stringono i cordoni della borsa. E’ tutto quello che l’azienda può fare? No, i tagli sono ogni volta una prateria da razziare e perciò non è fantascienza ipotizzarne altri. Al momento non c’è nessun indicatore economico che dica che i conti miglioreranno.

Nel verbale di accordo Gedi scrive: “La Stampa ha visto calare in modo significativo i propri ricavi complessivi e deteriorare progressivamente il conto economico. L’azienda sulla base dei dati di bilancio 2019 aveva attivato nel 2020 un contratto di solidarietà difensiva al fine di contrastare la situazione economica negativa. Tuttavia, nonostante gli interventi di contenimento dei costi intrapresi, i ricavi della testata La Stampa tra il 2020 e il 2019 hanno fatto registrare un ulteriore calo del 13,2% con una forte contrazione del risultato operativo nell’anno 2020. Inoltre, per effetto del protrarsi anche nel 2021 della crisi dovuta al Covid, non si prevedono al momento possibili incrementi dei ricavi pubblicitari, persistendo allo stesso tempo il calo dei ricavi da pubblicazioni”.

Ora, si dice, che il piano tagli de La Stampa sarà la base di discussione per La Repubblica. Dove sono pronti più di 40 prepensionamenti. In totale Gedi (solo dai suoi due maggiori quotidiani, poi ci sono le testate locali) presenterà 70/80 nuovi giovani pensionati, il cui costo andrà a pesare, in parte, su Inpgi, che ha un rosso in bilancio di 250 milioni di euro, e una situazione gestionale che è la più drammatica della sua storia. Con la possibilità, auspicata da molti iscritti, di un passaggio dell’istituto ad Inps. Determinando così, tra le tante incognite, una grande incertezza sulla concessione dei prepensionamenti.

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