giorgio levi

Fascisti

Giovani fascisti in piazza San Babila davanti al caffè Motta

I fascisti cominciano sempre con i giornalisti. Poi arrivano gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, i negri.

Il pestaggio dei giornalisti Rai ad Ostia non è il primo e non sarà l’ultimo. Basti pensare a quello che avvenne negli Venti alla presa del potere di Benito Mussolini. O nel 1924 nei giorni seguenti al delitto Matteotti. Questo tizio che si chiama Spada, e che appartiene ad una famiglia mafiosa che detta legge sul litorale romano, non ha compiuto un gesto da delinquente comune. Ha fatto una cosa da fascista, che non è solo una appartenenza politica, ma è un credo religioso, una fede, una condizione dell’uomo. Si può essere fascisti senza andare a votare. La corsa al potere politico è il palcoscenico per esternare il proprio essere fascisti. Ma gli Spada o il bagnino di Rimini o gli ultrà della Lazio sono fascisti perché è nella loro natura esserlo. Sono fascisti dentro.

Per questo la violenza fascista è la più pericolosa di tutte. Perché non corrisponde a regole di partiti o movimenti, che qualche calcolo di convenienza lo fanno in ogni circostanza. Quei fascisti lì sono genuini, cattivi e aggressivi allo stato puro. Ecco perché dobbiamo temerli.

E non solo i giornalisti. Alla fine degli anni Sessanta lo scontro di piazza con i fascisti di Almirante era di una violenza inaudita. Io a Torino di testate come quella di Spada ne ho viste a decine, nei cortei e dentro le scuole. Di manganelli di gomma rigida e di bastoni di ferro ne ho visti roteare a centinaia. Ho visto picchiare studenti che non appartenevano ad alcun movimento politico. I milanesi ricorderanno il clima di paura di piazza San Babila, io non ho dimenticato i ceffi davanti al caffè Platti di Torino.