giorgio levi

Il Corriere della Sera offre abbonamenti online ad 1 euro per 12 mesi. Un chilo di marron glacés costa 135 euro

Mi sono abbonato al Corriere della Sera in versione digitale. Ho speso per 12 mesi di abbonamento 1 euro (un euro). Era un offerta a tempo per festeggiare Halloween. Ci sono arrivato a 15 minuti dalla chiusura. Ho diritto ad un accesso a tutte le notizie (app o sito), podcast, iniziative varie, e ad una newsletter alle 7 e alle 18. Entrambe di ottima fattura, un panorama completo sui fatti del giorno con approfondimenti e anticipazioni.

Ora, lodato il lodabile (ma dal Corriere non mi sarei aspettato di meno) considerato che tutti gli editori s’ingegnano ad offrirti abbonamenti a costi annui ridicoli (ma nessuno mi pare sia mai sceso ad 1 euro), tenuto conto che a Torino in questi giorni un marron glacés al banco di un notissimo caffè del centro storico costa 5 euro e 135 euro al chilo e i marron pesano, mi domando come fa un’azienda editoriale a produrre utili, con i costi che il lavoro comporta, agganciando abbonati a 1 euro, cioè gratis? Ma soprattutto quante castagne devo raccogliere per offrirle sul mercato a 130 euro al chilo? Che come argomento economico mi sembra molto più eccitante?

Il Corriere della Sera ha dichiarato 792 mila abbonamenti digitali attivi a fine giugno 2026, nel comunicato Rcs sui risultati del primo semestre, pubblicato il 30 luglio. Il conteggio comprende edizione digitale, membership e m-site. Tra pochi giorni arriveranno i dati aggiornati all’autunno.

I ricavi pubblicitari tra gennaio e giugno di quest’anno ammontano a 171,7 milioni di euro, nello stesso periodo del 2025 erano a 170,8 milioni. La variazione segna dunque un +0,5%, pari a 900 mila euro. La quota della pubblcità è di 67,3 milioni, circa il 39% del totale.

Dunque, la pubblicità cresce, le vendite cartacee sono al lumicino (anche se il Corriere è sempre sopra le 100 mila copie giornaliere), gli abbonamenti online, se comprendono anche il mio ad 1 euro, sono evidentemente drogati, utili però per agganciare quel 39% di quota pubblicitaria sul totale del fatturato. Ma il risultato reale sull’importanza delle notizie, sulla verifica dei fatti, sulle fonti certe che dovrebbero essere parte della vita di chiunque ogni giorno, anche di sfuggita su un telefono, da che cosa lo ricaviamo? Dagli abbonamenti ad 1 euro e da una quota di fatturato pubblicitario?

In una recente discussione, a cui ho partecipato, sulla crisi dell’editoria è venuto fuori che mettere in mano un giornale di carta ad un ragazzo di scuola media questo non sa che cosa farsene, non sa come sfogliarlo, e non è intressato a nulla di quello c’è scritto nelle pagine. Sul suo smartphone c’è instagram, e questo gli è sufficiente. Ma un marron glacés saprà sempre che cosa farne.

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