
Il rinvio a marzo per riprendere le trattative sulla cessione de La Repubblica da parte di Gedi al magnate greco Kryakou sembra non sia soltanto di carattere gestionale, di numero di giornalisti, d’indirizzo politico, d’impostazione editoriale. Il vero punto sembra essere ora la questione economica.
All’inizio di questa, chiamiamola trattativa, ma non è mai stata effettivamente questo, sembrava che Kryakou fosse diposto a prendersi i resti del Gruppo Gedi, e cioè La Stampa, La Repubblica e le radio Capital e Deejay. L’ipotesi La Stampa è durata dall’alba al tramonto di un solo giorno. Kryakou l’avrebbe acquistata per cederla subito a qualcun altro. Poi si è accorto che il qualcun altro non c’era e si è tirato indietro.
Sul tavolo restavano Repubblica e le radio. L’offerta economica sembrava essere fissata a 140 milioni. Ora il greco annuncia un’altra frenata. Quella trattativa che si doveva concludere prima a gennaio e poi a febbraio riprenderà a marzo, forse. Da voci non confemate sembra che Kryakou abbia offerto a Elkann 80/85 milioni.
Ora, un tema caro a Kryakou, Una petroliera nuova costa sui 50/70 milioni di dollari. Kryakou è il proprietario di Athenian Sea Carriers, compagnia di navigazione gestita da Xenophon Kyriakou, fratello di Theodore. La compagnia ha appena intrapreso una massiccia espansione della flotta, ordinando 10 nuove petroliere/chimichiere di nuova generazione in Cina. La prima di queste nuove navi, denominata Captain M. Kyriakou, è stata varata e consegnata nel 2025.
C’è altro da dire? Fatti due conti, chi non preferirebbe una petroliera che trasporta prodotti chimici ad un giornale pieno zeppo di rompicoglioni pronti a dare battaglia su libertà e indipendenza della professione? Indipendenza? Libertà?
Anzi, se la trattativa affonda nel mare di Grecia Kryakou si tiene l’elemosina degli 80 milioni risparmiati con Repubblica e si compra 2 petroliere usate per far giocare i nipotini d’estate. Sul mercato te le tirano dietro per 20 milioni di dollari.