giorgio levi

Caso Gedi. L’Odg chiede al governo di ricorrere al Golden power. Ma si può far rientrare l’editoria nei poteri speciali per proteggere gli interessi strategici nazionali?

La cessione di Gedi ha smosso il pigro impegno delle forze politiche. Soltanto adesso sembrano essersi rese conto delle difficoltà che l’informazione incontra da anni dentro una crisi che sembra non finire mai. E oggi tocca testate come La Repubblica e La Stampa che Gedi, senza riflettere sulle conseguenze, ha aperto al mercato e a eventuali acquirenti, anche stranieri. John Elkann, azionista di riferimento, è entrato male su questo delicatssimo terreno, dimenticando di essere non un semplice imprenditore ma anche un editore. E fa una certa differenza, per tutto quello che rappresentano i giornali per questo Paese.

Ora il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha chiesto “la tutela dell’autonomia e dell’identità delle testate coinvolte, la garanzia di tutti i livelli occupazionali, condizione essenziale per il mantenimento della qualità dell’informazione e la trasparenza dell’eventuale nuovo assetto proprietario”. E perciò invita il governo a valutare “un eventuale ricorso al Golden power per evitare operazioni da parte di investitori che non garantirebbero le condizioni suddette, considerate anche le possibili offerte di acquisizione da parte di importanti gruppi imprenditoriali italiani”.

Ha risposto il ministro Tajani, come riporta Adnkronos: “Bisogna vedere bene quali sono i contenuti e cosa si vende. Tutto si può esaminare, ma non abbattiamo il principio del libero mercato perché se no poi rischiamo veramente di commettere errori”.

Va ricordato che il Golden power è regolato da norme molto dettagliate, dentro le quali sarebbe complicato includere il tema dell’editoria. Il Golden power è un insieme di poteri speciali che lo Stato italiano (così come altri Paesi) può esercitare per proteggere interessi strategici nazionali, come difesa, energia, comunicazioni e banche, intervenendo per bloccare, condizionare o imporre prescrizioni su acquisizioni, fusioni e altre operazioni societarie, specialmente quelle che coinvolgono soggetti esteri o che minacciano la sicurezza e l’ordine pubblico. In pratica, è uno scudo che permette al governo di controllare investimenti in settori chiave. 

Per sintetizzare.

Il governo può opporsi, porre condizioni o imporre specifiche prescrizioni su operazioni societarie ritenute strategiche. 

I soggetti sono pincipalmente acquirenti esteri, ma dal 2023 anche operazioni tra imprese italiane in settori strategici. 

I settori interessati sono difesa, energia, telecomunicazioni, ma anche banche (come si è visto nel caso Banco BPM/Unicredit). 

La base normativa fa riferimento all’introduzione di questi poteri speciali entrati in vigore nel 2012 e riformati nel 2022 con decreti regolamentari. 

L’editoria rientra in questi settori? A quanto pare no. Il ricorso al Golden power riguarda settori strategici come la difesa e l’energia. Insomma, protegge asset essenziali per il funzionamento del Paese da acquisizioni ostili o dannose. E garantisce che decisioni su infrastrutture e servizi vitali restino sotto controllo nazionale. Di recente è nata una controversia con la Commissione Europea che ha avviato procedure di infrazione (come quella recente sulle banche) contestando che possa limitare la libera circolazione dei capitali e sovrapporsi alle competenze della Bce.

Si tratta di una normativa dettagliata e mirata a questi settori chiave. Come si potrebbe far rientare il caso Gedi nel Golden power? Forse, ma soltanto forse, si potrebbe considerare l’editoria un patrimonio dello Stato, fondato sui principi della Costituzione e considerare l’ingresso in Italia di Theodore Kyriakou, l’imprenditore greco che si è offerto di acquistare Gedi, come un possibile pericolo per la tenuta della libertà d’informazione sancita proprio dalla Costituzione.

E’ una faccenda molto delicata. E a leggerla così impraticabile. Secondo alcune fonti d’informazione il governo si sarebbe già smarcato per non interferire nelle decisioni di Elkann, maggiore azionista di Exor (la cassaforte di famiglia) la holding che controlla Gedi. Nei prossimi giorni ne sapremo qualcosa di più.

Credits

MEF, dipartimento dell’economia

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