
Secondo quanto pubblicato qui da Affari Italiani John Elkann sarebbe alla ricerca di un industriale piemontese da convincere a diventare socio di Nem di Enrico Marchi, l’editore che gestisce un gruppo di quotidiani del Nord Est (Il Corriere delle Alpi, Il Piccolo, Messaggero Veneto, La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e il sito NordEst Economia). Marchi è l’unico editore che ha mostrato interesse all’acquisizione della Stampa. A ottobre la trattativa, quasi alla conclusione, si è arenata. Le ragioni però non sono solo quelle esposte nell’articolo. Si tratta di tre questioni ancora in sospeso.
La prima è il prezzo di vendita, come avevo anticipato qui, che John Elakann aveva fissato sui 60-70 milioni. Troppi per Marchi, che ne voleva offrire, tre mesi, fa 50. E forse adesso anche meno.
La seconda ragione è che Nem non si vuole accollare un quotidiano con un numero di giornalisti così elevato. E dunque vorrebbe che prima La Stampa procedesse con i prepensionamenti, che dovrebbero interessare almeno una ventina di giornalisti. Così da snellire l’organico. Ma sui prepensionamenti si dovrà attendere l’anno nuovo. Sempre che la richiesta venga accettata, considerato che altri editori sono in coda, e che Gedi avanza pure per Repubblica. Evidentemente lo Stato non può accontentare tutti.
La terza ragione sul rallentamento delle trattative è che Nem, più che John Elkann, vorrebbe aggregare agli industriali veneti, che finanzino l’impresa, un paio di industriali piemontesi, così da avere una copertura omogenea su quello che sarà il più vasto mercato editoriale di quotidiani del Nord Italia. E qui entra in gioco Elkann che vuole accontentare Marchi per concludere la cessione in tempi brevi, per poi occuparsi della vendita di Repubblica.
Secondo le voci, il possibile socio potrebbe essere la famiglia Dogliani, originaria di Cuneo ma con il quartier generale a Torino. I Dogliani scrive Affari Italiani “sono esperti in cantieri, appalti e grandi opere, come la Pedemontana Veneta o le concessioni A21 e A5. A guida del gruppo c’è il patriarca, Matterino Dogliani, 85 anni, mentre il figlio Claudio è a capo della holding Fininc. Il nome dei Dogliani è comparso soprattutto nelle cronache più recenti per essere tra le imprese designate per il Ponte sullo Stretto, e per la vicinanza al partito della Lega”.
Tutto s’intreccia, ma chi scioglie in nodi? Gedi tace. Per il bene del giornale, e dei giornalisti che vi lavorano, sarebbe opportuno che facesse finalmente un po’ di chiarezza.