
Andrea Stroppa è l’uomo di Musk in Italia. Il referente, come dicono loro. E’ nato a Roma, ha 31 anni e come specifica Grok (AI di X) è cresciuto nel quartiere di Torpignattara, si è distinto fin da giovane per le sue competenze nel campo della sicurezza informatica e dell’hacking. Ha attirato l’attenzione già da adolescente per la sua vicinanza al gruppo hacker Anonymous, un’esperienza che lo ha introdotto al mondo della cybersecurity.
Un bambino nerd, diciamo. Si fa conoscere rapidamente a livello internazionale, entra in un team di ricercatori attivi tra Italia, Regno Unito e Stati Uniti, partecipa a conferenze come HackInTheBox e scrive di tecnologia e cybersecurity per il World Economic Forum. Le sue ricerche sono apparse sul New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. In Italia, ha collaborato con La Stampa e La Repubblica.
E’ sveglio, piace a X (il social appena acquisito da Musk) che gli offre un posto da ricercatore con l’obiettivo di contrastare la diffusione di contenuti pedopornografici sulla piattaforma. A Musk il ragazzetto piace, lo elogia pubblicamente, nasce un rapporto professionale molto solido e il capo lo incarica di rappresentare i suoi interessi in Italia.
Stroppa si muove sul terreno scivoloso della politica con disinvoltura. Incontra la premier Meloni e il ministro Salvini. Nella sua veste di rappresentante dell’uomo più ricco d’America cerca di piazzare all’Italia il sistema satellitare Starlink. Un complesso di satelliti che garantiscono la cyber sicurezza di uno Stato. Ottimo, peccato che delegare ad un privato la sicurezza pubblica di uno Paese sovrano non sia esattamente quello che un governo o un parlamento possono decidere.
La faccenda va per le lunghe. Una scopa elettrica la vendi in mezz’ora, il trenino dei satelliti di Musk comporta qualche cautela politica e istituzionale. Intanto si scopre che Stroppa è finito sotto i riflettori per un’inchiesta della procura di Roma del 2024, che lo vede indagato per presunto concorso in corruzione legato a Sogei, un caso in cui avrebbe ricevuto informazioni riservate da un militare in cambio di favori per SpaceX. L’inchiesta non è finita e Stroppa dichiara di essere totalmente estraneo ai fatti.
Stroppa litiga con Il Corriere della Sera, che lo ha definito scagnozzo di Musk. E intanto il padrone dei trenini in cielo ha un’idea grandiosa, come scrive su X l’8 marzo di quest’anno: sarebbe un onore per me incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E chi incarica di tastare il terreno? L’ambasciata Usa a Roma? La diplomazia di Washington? No, sul siluro ci deve salire Stroppa. Il quale non ha studiato alla Geneva School of Diplomacy and International Relations di Ginevra, perciò non fa molta strada. Le porte del Quirinale non sono accessibili. Mattarella non può incontare come presidente della Repubblica imprenditori per discutere di contratti o accordi commerciali, come quello relativo a Starlink. Fine della storia.
Intanto ieri Stroppa ha elogiato Urbano Cairo. Il Corriere ha trasmesso in diretta l’ammaraggio della navicella spaziale di Musk rientrata sulla terra. E Stroppa torna alle questioni di Tesla, che ha perso ordini e azioni a Wall Street. Scrive su X: “Attaccare Tesla significa attaccare 140.000 famiglie di operai, i risparmiatori, specialmente pensionati che detengono azioni Tesla nei fondi pensione. Se anche le azioni di Tesla scendessero a zero, Musk avrebbe comunque un patrimonio superiore ai 150 miliardi. Rilassatevi”.
Un buon consiglio, quest’ultimo. Forse, se il capo lo consentisse, rilassarsi farebbe bene anche al ragazzo prodigio di Musk. Come ben si sa: il troppo Stroppa.