giorgio levi

Gedi ha perso 166 milioni in 4 anni. Repubblica 91 mila copie al giorno ad agosto. Elkann accelera per venderla? Cessione imminente, dicono a destra

Che John Elkann non goda dei favori di questo governo, e della destra politica in generale, è evidente. Il presidente di Stellantis non piace alla premier Meloni, e meno ancora al suo colorito entourage governativo. E il solito ritornello anti Fiat, c’era già 50 anni fa con altri governi, figuriamoci oggi che c’è in carica un ministro come Salvini.

Ora nel mirino di destra è entrata La Repubblica. In una settimana i quotidiani ascrivibili alla destra hanno premuto sull’acceleratore sui disastrati conti del quotidiano diretto da Mario Orfeo. Ne ha fatto un lungo articolo Il Giornale ripreso poi da Nicola Porro (Retequattro) sul suo sito. E sotto un profilo, meno politicamente schierato, anche Open di Enrico Mentana.

In primo piano, nel reportage del Giornale, i problemi finanziari del Gruppo Gedi: la società ha registrato 166 milioni di perdite negli ultimi 4 anni, 103 milioni nell’ultimo anno. Un rosso a cui ha contribuito, e non poco, la crisi di Repubblica, perdendo il 10% di copie ad agosto (91mila al giorno). Ma Gedi non è l’unico neo di una holding che, nonostante tutto, nei primi sei mesi del 2024 ha messo in cassaforte un utile da 14,7 miliardi di euro.

Ma perché Elkann sembra che ora voglia correre verso una cessione?

Secondo il Giornale il recente scontro con la premier l’avrebbe convinto a togliersi qualche grana, che comincia a pesare troppo. Soprattutto perché scrive il Giornale: è evidente la volontà di Exor di trasferire il suo focus nella sanità. La holding degli Agnelli ha già il 17,5% del capitale in Philips, su cui ha investito 3,3 miliardi, e si contano anche altre partecipazioni. Addio Repubblica, tentennamenti nell’automotive viste anche le evidenti difficoltà del settore tra elettrico e concorrenza cinese. E in tutto questo la società invecchia.

Quando accadrà tutto questo?

I tempi non sono lunghi, perché Exor avrebbe già affidato a un’importante banca d’affari estera il compito di trovare un acquirente alla testata. Ma forse non solo quella. Potrebbe profilarsi infatti una dismissione di un’ampia parte degli asset dell’attuale conglomerato editoriale: via anche la concessionaria pubblicitaria Manzoni così come gran parte della batteria di testate cartacee controllate da Exor. L’unica a rimanere sotto il controllo degli eredi di casa Agnelli sarebbe La Stampa.

E chi sarebbe l’acquirente?

Qui nomi certi non ce ne sono. Sulla griglia di partenza c’è Claudio Calabi, ex ad di Rcs e Sole 24 ore. Elkann però avrebbe già offerto l’acqusizione ad alcuni editori europei. Potrebbe anche essere una cordata ibrida Italia ed estero, ovviamente un gruppo di chiara matrice politica progressista.

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