
E’ morto a 67 anni Paolo Griseri, stroncato da un infarto. Editorialista alla Stampa e prima ancora vicedirettore. Lascia il figlio Gabriele a la moglie Stefania.
L’ho visto l’ultima volta, come accadeva spesso, qualche giorno fa allo Sporting, circolo sportivo del quale era vicepresidente. Abbiamo chiacchierato a lungo anche un mattino dell’estate appena trascorsa. In piscina, dal lato corto, verso la siepe. Preferiva così, un po’ lontano dalle file di sdraio del pettegolezzo. Gli ho chiesto se gli piaceva la vita del pendolare con Genova, dove sua moglie Stefania Aloia, che aveva sposato da pochissimo, era ancora in quei mesi direttrice del Secolo XIX. Sorridendo, come sempre, con quel tono pacato, mi ha detto che era contento così, anche da “pendolare” del matrimonio. Poi, come altre volte, siamo finiti a parlare di giornali, di crisi dell’editoria, di occupazione, di sindacato, anche con molte battute, era una spiritoso naturale, arguto, mai scontato. Un raro esempio di persona che dice cose sensate, che si ascoltano volentieri e ti fanno sorridere. E soprattutto era uno che sapeva molto di più di quello che tanti altri giornalisti dicono di sapere. E’ ora di tuffarsi in acqua, gli ho detto alla fine, quando ci siamo salutati. Sì, sì.
Molti giornali questa mattina ne tracciano un ritratto. Riporto qui di seguito i link. In ognuno di questi articoli ci sono pezzi della vita di Paolo. Consiglio il primo link, è un articolo di Gabriele Guccione, giornalista del Corriere della Sera, edizione di Torino. In quello che Guccione ha scritto c’è davvero una sintesi di quello che Griseri è stato.
Purtroppo il treno della vita non annuncia mai dove ferma. Di Paolo Griseri ho il ricordo dei tempi in cui collaboravo anche con il Manifesto. Era tosto già all’epoca. Marcello