giorgio levi

Siamo sicuri che le notizie interessino ancora? Siamo di fronte ad un fenomeno di estinzione naturale? Il caso dei dinosauri

In 15 anni di quest blog, per quel poco che può valere, questo è il periodo di maggiore assenza d’informazioni. Tutto nasce da una domanda che mi sono fatto e sulla quale mi arrovello assai: siamo sicuri che le notizie e l’informazione giornalistica siano ancora così interessanti? Siamo certi di fornire un servizio essenziale senza il quale la gente non può vivere e la democrazia stare in piedi? Ecco, non ne sono così certo.

Osserviamo le imprese editoriali. I grandi quotidiani perdono nelle vendite in edicola così tanto che il punto di non ritorno appare una questione di poco. Quando gli investimenti diventeranno insostenibili di fronte ai costi di produzione la maggior parte abbandonerà la carta. Riverserà le risorse umane ed economiche rimaste sulle edizioni online che costano meno ma, al momento, non producono risultati, in vendita di abbonamenti e di pubblicità, capaci di colmare il gap con le perdite della carta. E senza la carta anche questo cambio di distribuzione delle notizie non potrà produrre risultati nell’immediato.

Molti imputano il crollo di questo glorioso mondo dell’informazione all’avvento di internet, alla rivoluzione tecnologica, alla perdità di credibilità dei giornali, ai contenuti al di sotto delle aspettative, ad una certa trascuratezza nella confezione delle notizie, a errori macroscopici, a titoli imbarazzanti, ad una macchina che nel tempo ha perso buona parte del suo patrimonio genetico.

In realtà tutte queste sono concuase, il corollario ad una realtà inequivocabile, che basta aprire gli occhi per vederla. Le notizie, l’essere informati, l’approfondire fatti e avvenimenti, tutto questo mondo che abbiamo conosciuto, criticato e apprezzato, contestato e amato, indispensabile come il cibo quotidiano, è finito. Alla gente comune, alle famiglie, ai giovani, le notizie non interessano più. Molto semplicemente, senza arrampicarsi sugli specchi a trovare la ragioni della grande crisi. Il mondo delle notizie è finito. Il mondo si evolve e perde qualche pezzo, come questo.

Ci sono i social, youtube, tik tok, ognuno con tonnellate di notizie, ogni ora, ogni minuto. Molte sono false? Beh? Se le condividono milioni di volte, alla fine diventano vere. E se chiedi: ma non ti accorgi che quella notizia è una bufala?. La risposta è sempre la medesima: e a me che me ne importa, è un gioco. Ci sono ministri che ogni giorno pubblicano video, su temi di attualità, che il pubblico vede e ascolta, senza l’intermediazione di chi per professione è abilitato a diffondere le notizie. Ci manca qualcosa? La gente esce al mattino, va a lavorare, si attacca allo smartphone e ai social, divora commenti, notizie vere e false, torna a casa, mangia, sbircia un telegiornale, si butta sul divano e ronfa fino al mattino dopo. Qualcuno ha la sensazione di essere più povero perché non ha comprato e letto un giornale?

Il mondo delle notizie sta finendo, ragioniamo su come accompagnarlo al suo posto nella storia senza strapparci i capelli. In fondo anche la scomparsa dei dinosauri avrà fatto impressione a quel tempo, ma noi umani siamo ancora qui, a 66 milioni di anni di distanza. E non abbiamo alcuna nostalgia dei dinosauri.

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