
Ho una breve storia personale da raccontare che riguarda mio padre. Per alcuni anni, quando eravamo bambini, trascorrevamo un paio di settimane, tutte le estati ad agosto, in Svizzera. Papà aveva un senso di riconoscenza per il Paese che aveva salvato lui e sua madre dalla deportazione ad Auschwitz, dove invece erano stati uccise 15 persone della nostra famiglia.
L’estate in Svizzera ci piaceva moltissimo. Kantersteg era un paesino meraviglioso e circondati da quelle montagne, che papà conosceva metro per metro, ci sentivamo a casa nostra. Viaggiavamo anche molto, brevi o lunghe tappe da un cantone all’altro. Un giorno si parte e arriviamo sul Reno, in una città tipo Bettingen. Un ponte sul fiume separa la Svizzera dalla Germania. Papà parcheggia e a piedi percorriamo quel ponte, che sui tralicci ha issate le bandiere svizzere e tedesche. Quando papà vede il nero-rosso-oro di Germania si ferma e dice solo questo a nostra madre e a noi: “Io di là non ci vado, torniamo a casa bambini”. A cento metri dalla sbarra di confine.
Mio padre si ammordì con il tempo, tanto da comprarsi, molti anni dopo, una velocissima Bmw. Prima di allora nemmeno una lama da coltellino Gottingen era mai entrata in casa. Così lavatrici, televisori, lavapiatti. Embargo totale. Poi un giorno arriva a casa e in mano ha le chiavi della sua fiammante Bmw.
Ho viaggiato nel tempo e a lungo in Germania. Da nord a sud, da est a ovest. Ho ancora negli occhi e nella mente Berlino, la città europea che più di ogni altra ricorda gli orrori della Shoah. Nelle strade della Notte dei Cristalli, nelle piazze, nei viali, dove era iniziata la caccia mortale all’ebreo. Mi sono seduto stordito sui gradini del vecchio Reistagh. E mi sono domandato se Hitler avesse mai pensato che un giorno un Levi avrebbe potuto salire quella scalinata, proprio lì, dove la più grande tragedia della storia dell’umanità era cominciata.
Così, non sono ora stupito di essere grato al governo tedesco per quello che ha affermato e pubblicato sull’orientamento della Germania in questa guerra che i palestinesi hanno dichiarato a Israele.
Il cancelliere tedesco Olaf Scholtz ha detto: “Chi attacca gli ebrei, attacca tutti noi”. Ebrei, non israeliani.