
Si dice che Massimo Giannini, da un giorno ex direttore de La Stampa, avesse già le valigie pronte da luglio. Che quello di ieri non è stato un fulmine e ciel sereno. Valigie, nemmeno tante. Giannini viveva a Torino in modo del tutto provvisorio, non ha mai amato la città, che conosceva pochissimo, e si faceva accompagnare dall’autista perché non aveva mai imparato il percorso tra la casa e l’ufficio. Perciò abbandonare Torino e una redazione ubbidiente per ovvia convenienza, ma niente affatto consenziente, per tornare alla “sua” Roma non deve essere stato un trauma. Certo, avrebbe preferito concludere il mandato la prossima estate e imboccare il red carpet che lo avrebbe dovuto portare, secondo lui, alla direzione de La Repubblica. Ma non si può avere tutto, gli attriti con Molinari (direttore di Repubblica), uomo forte di Elkann, non gli hanno di certo spianato la strada.
Oggi molti commentatori fanno risalire la rottura con John e Molinari al giorno del funerale di Scalfari, lo scorso anno, quando Giannini tenne un discorso da direttore in pectore, accusando l’editore di non aver capito nulla della lezione del fondatore del giornale.
‘Sta bella cippa. Il direttore di Repubblica è uno, e tu (Giannini) stai nella cuccia di via Lugaro. Che poi, a ben guardare, non è nemmeno questo il suo errore. E a leggere il saluto dell’editore al nuovo numero uno Andrea Malaguti (già vicedirettore) si capisce perché Giannini ha commesso in tre anni e mezzo un errore dopo l’altro, facendo perdere al giornale una media di 10 mila copie al giorno ogni anno.
Provo a sintetizzarli.
- La Stampa è sempre stato il quotidiano della borghesia torinese che vota a sinistra. E negli anni d’oro anche della classe operaia. Una curiosa contraddizione, che però dava la misura della capacità di questo giornale di aggregare strati sociali diversi. Grandi direttori, raffinati intellettuali, straordinari inviati, redazione senza grilli per la testa. E tutto questo ben di Dio faceva lievitare le vendite. A Torino e in Piemonte, ma con moltissimi estimatori anche in Italia. Giannini, che si è disinteressato a tutto questo, ha preso il giornale e lo ha spinto così a sinistra fino a fare incazzare la platea del giornale più liberal del Paese. Che ha smesso di comprarlo, su carta e anche online.
- Giannini non ha capito che la sua presenza ossessiva in televisione, e dicono i redattori assai meno in via Lugaro, non giocava a favore del giornale. E forse nemmeno a se stesso. Ma soprattutto non ha capito che la televisione di oggi non fa vendere più copie o abbonamenti ai giornali. Le ragioni sono moltissime, ma la più evidente è che chi oggi s’informa lo fa attraverso i social, che sono una iattura, il campo pratica delle fake news, ma nessuno è ancora riuscito a dominarli e a convincere Pautasso155 ad abbonarsi a giornali di provata capacità informativa. Lui preferisce Facebook, che è pure gratis.
- Giannini non ha nemmeno capito qual era la mission di questo giornale. E che sta tutta dentro il comunicato di ieri dell’editore, dove si chiede, a chiare lettere, al nuovo direttore di rafforzare la presenza sul territorio. E il territorio è il Nord Ovest, dove nelle province di Piemonte e Liguria La Stampa ha redazioni agguerrite, capaci, della vecchia scuola del giornalismo di strada. Sono quelle redazioni, oggi penalizzate da tagli alle pagine, che trent’anni fa avevano portato il giornale a vendere più di 500 mila copie al giorno, contro le 70 mila di oggi. E’ vero, non c’era l’online, ma gli abbonamenti a internet non hanno colmato le perdite della carta.
Riportare il giornale ai fasti di un tempo non sarà più possibile, nè con Elkann, nè con altri eventuali editori. Sarebbe un errore illudersi. Ma spingere sulla versione digitale, che abbraccia il Nord Ovest, con la forza lavoro di cui si dispone, seguendo le linee del cosiddetto giornalismo verticale è un compito alla portata di questo giornale.
Certo, meno televisione, più viaggi in provincia, più amore per Torino.
Anche in Valle D’Aosta mi pare ci sarebbe spazio per fare cose belle…
Troppo narcisismo, troppi interessi personali, un ego smisurato e poca, pochissima attenzione per la maggior parte dei colleghi e delle realtà locali…