Frequently Asked Questions

ordine

L’Abc dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte.

A. Aria. Quella che si respira in corso Stati Uniti 27. Migliore di quella dei primi giorni. Riposte le lame e le staffilate dell’inizio c’è una sostanziale aria di buona educazione. Si vede che  non abitiamo sullo stesso pianeta. In fondo ci dividono anni di storia e di pensiero (anche tra alleati), così ci annusiamo e se è il caso apriamo la finestra. Che a me l’aria fredda fa venire mal di schiena.

B. Buonismo. Qui sono tutti buonisti (alcuni solo di maniera), mediatori, rifinitori di tele e anche di trame. Avrei voluto una rivoluzione e barricate e micce da accendere. Vince il vecchio democristianesimo e rovescia secchiate d’acqua. La riforma dell’Ordine non è lontana, è impossibile.

C. Consiglio. E’ composto da 9 membri, poi ci sono i 9 del consiglio di disciplina. Per secoli c’è stata una contrapposizione netta tra i membri eletti dai professionisti e quelli dei pubblicisti. Ci sono stati anni di guerre, altri di mal sopportazione, adesso regge una tregua consenziente. Per quanto mi riguarda non ho antipatie o acrimonie verso i pubblicisti, anzi se fanno questo lavoro lieto di accoglierli. Io sto con loro. E gli altri? Gli avvocati, gli ingegneri, i notai con il doppio tesserino? Fuori, addio per sempre.

D. Denaro. Presidente e consiglieri non vedono un euro. E spesso, va detto con onestà, il lavoro è impegnativo e può occupare non solo le cinque o sei ore di seduta di consiglio ma anche molto tempo durante la settimana. In altre regioni (Lombardia e Lazio, ma anche altre) i consiglieri ricevono un gettone di presenza (150 euro) a seduta. Ho ottenuto di tagliare i rimborsi spese per le trasferte a Roma di presidente e vicepresidente. Resta il fatto che qui è tutto volontariato. Sono moralmente contrario al lavoro gratis, lo considero offensivo e disincentivante.

E. Elezioni. Sono ancora lontane, sotto il peso dell’aggiornamento potrebbe crollare il castello. Se regge, una rivoluzione è inevitabile. Così come siamo non porteremmo a votare nemmeno un elettore.

F. Furbetti. Sono un esercito. Migliaia di presunti giornalisti o aspiranti giornalisti che si spacciano per quello che non sono. Chiedono il tesserino, poi non sanno spiegare che mestiere vorrebbero fare. In genere sono convinti che il tesserino apra le porte più segrete, che si vada allo stadio gratis e che si possa parcheggiare in sosta vietata. Per fortuna, bocciati all’unanimità.

G. Gratis. Una buona parte di quelli che fanno domanda d’iscrizione credono che sia sufficiente scrivere (carta, rete, muri, qualunque accidente di superficie) per essere iscritti all’Ordine. Ma soprattutto sono convinti che scrivere, anche gratis, sia sufficiente. No, lavorare gratis è un delitto. Contro se stessi e contro gli altri. Induce gli editori a pirateggiare a proprio piacimento e provoca il crollo del mercato. Si ha diritto d’iscriversi all’Ordine soltanto se regolarmente retribuiti. E se no? Se no, no.

H. Hotel. I consiglieri in missione a Roma (io non ci sono mai andato) possono soggiornare in hotel a tre stelle. Ci sono stati anni di quattro stelle e anche più.

L. Leggi. Per ogni caso da discutere c’è un codice, una norma, una legge. C’è un quadro d’indirizzi, una cornice, una postilla. E cheppalle.

M. Master. Il Giorgio Bocca dell’Università di Torino. Lo finanziano l’università stessa e l’Ordine che versa 25 mila euro a biennio. Denaro che verrà destinato a borse di studio. E’ uno dei casi di accordo generale. La cifra, per il nostro bilancio, è consistente ma dell’utilità di un master come questo siamo tutti convinti. Certo, dal prossimo biennio (il nuovo comincia adesso) molto dovrà essere cambiato. Questa d’altra parte resta l’unica via per accedere all’esame di Roma, i giornali non assumono praticanti. La gavetta non si fa più, a meno che non sia predisposti alla schiavitù eterna e non si abbia prenotato un posto fisso alla mensa della Caritas.

N. Navigazione. A vista. Raccolgo il suggerimento di un collega e aggiungo questa voce, non è necessario aggiungere altro, in effetti.

O. Ordine Nazionale. La domanda è: a che cosa serve l’Ordine dei Giornalisti quando l’interno mondo dell’informazione non è nemmeno il lontano parente di quello degli anni Cinquanta sul quale si è fondata questa allegra congrega? Ha 110 mila iscritti, non è utile a nessuno, è un intralcio burocratico, è un succhiasoldi. L’Ordine nazionale si prende il 70 per cento della quota d’iscrizione che ciascuno di noi paga ogni anno. Si può rinnovare questo bestione? No, una riforma basterebbe appena a fargli sentire il solletico. Un bulldozer ci vuole, radere al suolo anche le fondamenta. Poi ci contiamo uno per uno.

P. Premiazioni. Sono quelle di Natale, la consegna delle targhe ai nonni. La prima si prende con 40 anni di anzianità d’iscrizione, e via dicendo fino a 60 anni (credo). Una volta si premiavano gli antenati con una targa, ora ho accolto con favore la scelta della pergamena. Costa infinitamente meno e in fondo non deve durare altri 60 anni. Mi annovero tra i nonni, forse tra due anni prendo quella dei quaranta.

QQuote. I 95 euro d’iscrizione all’anno rappresentano la quota più bassa d’Italia. Di quest’ordine  e di tutti gli ordini professonali (avvocati, notai, medici) in generale. Fin che può reggere.

R. Revisioni. Dopo un certo numero di anni ogni iscritto viene sottoposto a revisione. Come le auto, uguale. Fai ancora il giornalista? Se sì lo devi dimostrare, se no ciao. La dimostrazione a volte è patetica, altre divertente, altre commovente. Il teatrino cambia i protagonisti, ma il copione è sempre lo stesso. “Sono un giornalista! Sono un giornalista! Sono un giornalista!”.

S. Sporting. II Circolo della Stampa dovrebbe comporre con l’Ordine e la Subalpina la cosiddetta Casa dei Giornalisti. In realtà non frega molto a nessuno. C’è una sorta di fastidio morale nei confronti dello Sporting, considerato il luogo di ritrovo della borghesia torinese. Compagni, la rivoluzione è finita, lo Sporting ha resistito, è il miglior Circolo della Stampa d’Italia, che Roma e Milano si sognano. Dimenticavo, prima della guerra si chiamava Circolo della Juventus. Insomma, per i giornalisti torinisti quel terreno che confina con i vecchio campo Combi è anche una questione morale. Pazienza.

T. Tesoriere. Sono stato eletto controvoglia dopo quattro mesi di vacanza del posto. Ciò detto, mi sono impegnato in questi quasi due anni a tenere ben stretti i cordoni della borsa, a tagliare spese, a far quadrare il bilancio al meglio delle mie possibilità. Fino ad ora ci sono riuscito, provo fastidio a firmare fatture o pagamenti, ma questo è il compito. Finirà.

U. Unione. La lista unica con cui ci si è presentati alle ultime elezioni non aveva senso. Qui di unione non c’è traccia.  Al massimo ci si trova d’accordo in tre. E senza unità non si va da nessuna parte.

V. Voci. Ne circolano parecchie, di ogni genere, anche in corso Stati Uniti. Ci sarebbe da farne un quotidiano. Ho però capito che i giornalisti sono gente suscettibile e hanno una mano sul cinturone e l’altra sulla querela. Vorrei essere Cint Eastwood, ma non sono così veloce con la mia pistola.

Z. Zero. E’ il voto alla Formazione professionale. In Italia c’è una media del 13% di giornalisti che seguono gli appuntamenti e accumulano crediti. Fa eccezione il Piemonte che supera il 25%, con colleghi che arrivano anche dalla Lombardia e dalla Liguria. Va detto che questo è stato definito il miglior calendario di workshop del Paese. Ma la domanda è: era necessario questo baraccone? No, per la maggior parte dei giornalisti (e con ragione) è un fastidio, una perdita di tempo, un cazzeggio del quale non si sentiva la necessità. E’ un regalo del governo Monti. Grazie.

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