giorgio levi

Più di 2 mila articoli, 1 milione e 200 mila lettori, 500 abbonati, 10 anni di Times. Ma in questo giornalismo non mi riconosco più. Quel tempo è finito

Questo blog ha complessivamente 25 anni. Dalla metà degli anni Novanta ha cambiato tre piattaforme diverse, dal 2011 è qui su WordPress. Da 10 anni ho concentrato esclusivamente il mio interesse per il mondo dell’informazione, dei giornali, dei giornalisti.

Questo che scrivo è l’articolo numero 2.016. Ho cioè postato più di 2 mila pezzi dedicati a quello che accade nel mondo dei giornali. A quanto ne so, non ci sono altri blog che abbiano riservato tanto spazio in così tanti anni a questo tema.

In totale sono arrivato a 1.200.000 lettori, i primi anni sono stati magri, poche decine di migliaia all’anno. Poi nel 2016 la corsa verso l’alto, quasi 400 mila. Sono seguiti altri anni buoni, il 2019 con 161 mila lettori e il 2020, l’anno della pandemia, con 291 mila.

A questi lettori debbo aggiungere i circa 500 abbonati gratuiti che ricevono una newsletter ogni volta che pubblico un articolo. E che ringrazio molto per questa speciale affezione ad un blog così particolare.

Certo, sono numeri piccoli se confrontati con le cifre dei grandi giornali o di altri siti d’informazione. Ma questo è un blog, cioè un diario personale, artigianale, lavorato giorno dopo giorno nel rispetto delle regole professionali, prima tra tutte la verifica delle notizie, fonti certe che ho sempre riportato in coda ad ogni articolo.

Quando 8 anni anni fa venni eletto per la prima volta consigliere dell’Ordine di giornalisti del Piemonte dissi a chi mi aveva votato che avrei tenuto informati i colleghi su quello che avveniva nelle stanze di corso Stati Uniti. Penso di essere stato fedele alla mia promessa. Anche se questo mi ha causato attriti e aspre discussioni. Ma siccome per natura non mi tiro indietro, ogni contesa su qualche tema, e qui riportata, mi ha convinto che ero sulla strada giusta.

In questi 10 anni il panorama editoriale in Italia è cambiato quasi completamente, ho seguito fatti e avvenimenti, spesso anche sotto forma di cronaca quotidiana, soprattutto nel mondo del giornalismo di Lombardia e Piemonte, le regioni dove ho trascorso più di 40 anni di vita professionale.

Ho avuto anche buoni informatori, che oggi voglio ringraziare.

In questi 10 anni di rivoluzioni mancate, con crolli di vendite e pubblicità, con cali vistosi di assunzioni, con vertiginosi aumenti di disoccupazione, la categoria non sempre ha dato il meglio di se stessa.

L’Ordine dei giornalisti come istituzione è arrivato al capolinea, una legge vecchia di 59 anni non è in grado di sostenere un ente che deve rispondere alle esigenze dei suoi iscritti, che non sono più le nostre, di noi che abbiamo cominciato a fare i giornalisti quando il massimo della tecnologia erano le macchine da scrivere meccaniche.

Il sindacato perde ogni anno iscritti, sono sempre meno i giovani che si avviano alla professione con la tessera della Fnsi in tasca. E’ un calo di fiducia sull’azione sindacale diffuso in tutte le categorie di lavoratori, ma per un giornalista quel tesserino in tasca era anche l’orgoglio di appartenere ad una classe di lavoratori speciali.

Oggi, con l’approvazione alla Camera della manovra economica del governo, si è anche chiuso il capitolo Inpgi, l’ente previdenziale fiore all’occhiello da quasi 100 anni, 96 per l’esattezza. Inpgi passa armi e bagagli, con tutti i suoi pensionati, all’Inps a cominciare dal mese di luglio. Rimane Inpgi2, che è la previdenza dei freelance. Ma il pezzo grosso chiude i battenti. I motivi di questo disastro vanno equamente divisi tra la frenata senza precedenti che gli editori hanno dato alle assunzioni (e quindi meno contribuzioni), al welfare per i disoccupati (che Inpgi si è sempre pagata), e la conduzione ai vertici dell’ente, che è stata fortemente deficitaria in questi ultimi anni e ha peggiorato ancora i conti dei consigli precedenti.

Ora, veniamo al dunque. In tutto questo panorama io non mi riconosco più. Questo non è più il mio giornalismo. Certamente per questioni anagrafiche, ma anche per la concezione che ho di questa professione. La continua corsa a macinare notizie, a pubblicarle rapidamente sui siti, in tempi tanto stretti da privarle del loro contenuto. Una corsa insensata, per arrivare prima della concorrenza. Come si faceva 40 anni fa, con la differenza che i buchi si prendevano una volta al giorno con l’uscita del giornale, oggi è questione di secondi. Che senso ha?

I lettori cartacei sono spariti, il 70% del traffico sui siti dei grandi quotidiani arriva da Facebook e dagli altri social, che sono diventati la fonte primaria per 30 o 40 milioni di persone. Ho l’impressione che gli editori facciano finta di niente, che sappiano di essere a bordo del Titanic, ma l’imperativo è continuare a far suonare l’orchestra. La guerra è tra social e giornali. Battaglie che le fake news vincono spesso alla grande. Se i primi non spariscono, soppiantati da qualcosa d’altro di etereo, i secondi sono destinati a finire.

Tutto questo, dunque, rappresenta un ostacolo alla mia concezione di giornalismo. E alla ragione per cui 10 anni fa ho messo radici su internet con questo blog. Sono stato in dubbio se sia utile continuare, oppure no. In fondo, non è che un blocco di appunti in forma elettronica. Che Il Times prosegua nel suo compito, o che esca di scena, non sposta di un nano millimetro il mondo che ha raccontato in questi anni.

Tuttavia, questo blog è un eccellente archivio storico di 10 anni di giornalismo. Chiunque può venire qui e ricercare fatti e notizie e, attraverso i credits, risalire alla fonti e proseguire per altre strade la propria ricerca. In fondo, già questo mi fa pensare che possa essere ancora utile.

Alla fine diciamo che avrà meno aggiornamenti, concentrerò di più l’interesse sugli aspetti economici e finanziari dell’editoria italiana, quando ci sarà motivo di parlarne. E meno rumors e pettegolezzi sugli spostamenti redazionali dei quotidiani, che di questi tempi non hanno nessun interesse.

Ho un solo appello finale, rivolto agli abbonati. Restate qui, non abbandonatemi, continuate a leggere il mio Times. Che in fondo è sempre stato un po’ vostro.

Buon 2022, davvero.

14 thoughts on “Più di 2 mila articoli, 1 milione e 200 mila lettori, 500 abbonati, 10 anni di Times. Ma in questo giornalismo non mi riconosco più. Quel tempo è finito

  1. Caro Giorgio continua a mandare quando vuoi i tuoi messaggi in bottiglia elettronica. Noi naufraghi del giornalismo li leggeremo sempre volentieri. Quasi sempre sono d’accordo con te e fa piacere constatare che si può comunicare anche così, tra un’isola e l’altra, in mare di cazzate
    Gegio

  2. non avevo realizzato ci si potesse abbonare, Giorgio caro, venivo a cercarmi le tue cose qui… mi iscrivi?
    ada

  3. caro Giorgio grazie per il prezioso servizio che ci offri, spero tu possa e voglia continuare a farlo perchè per me è fonte essenziale di notizie certe e verificate

    grazie ancora e buone feste

    luca

    >

  4. Gegio ha ragione, anche se più che naufraghi siamo superstiti di una storia in cui la suola delle scarpe si consumava come il disco del telefono e i buchi li rammendavamo con altri buchi. Anch’io quasi sempre vedo con gli stessi occhi tuoi e ciò mi conforta perché non siamo isole sperdute ma un arcipelago con tante isole. Ti sei quello che guida il nostro ferry boat…
    Un forte abbraccio.
    Luis

    PS il Nebbiolo è meglio che lo porti io, magari un Barolo di Serralunga. Gegio ha grandi Barbere…🤣🤣

  5. Ada cara, non devo iscriverti io, lo devi fare tu, vai nella colonna di destra e vedrai che c’è un link apposito. Tra l’altro. Una decina di giorni fa ti ho inviato un whatsapp perché avevo bisogno di parlarti per una ricerca storica sulla mia famiglia che sto facendo. Tu mi hai risposto: qui è oggi un gran casino, ti chiamo poi io. Resto in costante e fiduciosa attesa.

  6. grazie Luis, peccato che io soffra il mare, il ferry boat no, magari un vaporetto a Venezia è meglio. Sono stato nelle vigne di Gegio, una meraviglia. Tu porta quello che vuoi, il tuo Barolo è perfetto.

  7. Caro Giorgio ti seguo sempre con piacere e interesse. Continua la tua opera d’informazione. In fondo questo blog è anche uno strumento per sentirci. Un abbraccio e complimenti per quanto hai fatto fin qui e continuerai a fare.

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