giorgio levi

Vito Crimi torna ai suoi vecchi amori: presentata una legge sul conflitto d’interessi “per rendere finalmente l’Italia un Paese più civile”

Vito Crimi (foto archivio ©Il Times)

Quello che mi piace di Vito Crimi (reggente del M5S) è che non demorde mai. Quando ha una idea fissa in testa se la tiene. Nel primo governo Conte, da sottosegretario con delega all’editoria, aveva qualche progettino per il mondo dell’informazione. Prima di tutto cancellare l’Ordine dei giornalisti, poi togliere di mezzo l’istituto di previdenza della categoria, e infine accompagnare alla porta tutti gli editori che non fossero puri e immacolati. Obiettivi che avevano un pilasto su cui poggiare: l’abolizione dei contributi pubblici all’editoria. Prima ottenuti e poi reintrodotti già con il secondo governo Conte.

I governi cambiano, Crimi sloggia dal governo, ma resta da qualche parte. Così si rimette in cammino, ostinato come sempre: “Alla Camera abbiamo presentato una proposta di legge sul conflitto di interessi, per rendere finalmente l’Italia un paese più civile e libero da intrecci che di sano non hanno nulla.

Di editori puri in Italia purtroppo ce ne sono pochi. Quella tra media, politica e mondo economico-finanziario è una malattia che caratterizza il nostro Paese da tanto, troppo tempo. Il Movimento gli effetti di questa commistione le vive da sempre, altrimenti non si spiegherebbe perché, per tanti media, al centro delle critiche e degli attacchi ci siamo sempre noi. È strano, la politica che ci ha preceduto nei decenni ha fatto disastri, ma per costoro il male dell’Italia saremmo noi. Questo approccio ora comincia a colpire anche Giuseppe Conte, il cui demerito è quello di essersi schierato con il Movimento. Sul conflitto di interessi il Movimento vuole andare fino in fondo e approvare la legge. Vedremo chi farà sul serio e chi invece si opporrà”.

Può darsi che Crimi abbia ragione. Il conflitto d’interessi non ha mai fatto bene al mondo dell’informazione. Lo sanno tutti quelli che si sono impegnati in questa battaglia. Quasi sempre persa, come Crimi sa bene. Per una ragione molto semplice, se imponi ad un editore di non avere interessi al di fuori della casa editrice di sua proprietà resta pochissimo sul mercato. Forse Cairo, ma forse no. Risolvere ora il conflitto d’interessi imponendo norme rigide avrebbe conseguenze disastrose per l’intera editoria italiana.

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