giorgio levi

Si scrive direttrice, non direttore. Svolta storica del settimanale Grazia

La direttrice di Grazia Silvia Grilli (foto CC BY – SA 4.0 ufficio stampa Mondadori)

Per noi umili redattori di Grazia era il direttore. Anzi, il Direttore. Carla Vanni, sorella della leggendaria Andreina, a capo del più remunerativo settimanale della Mondadori, negli anni Ottanta era l’incontrastata regina dei magazine femminili in Italia.

Austera, vestita soltanto di nero, con i capelli tirati con il bitume in una coda rigidissima, di poche parole, venerata dai grandi stilisti, amata da Giorgio Armani, che solo per lei usciva dal suo quartier generale per omaggiarla di persona a Natale nel suo ufficio in redazione, Carla Vanni credo non si fosse mai posta il problema di essere chiamata direttore o direttrice.

Quasi tutti i 30 e più giornalisti della redazione le davano del lei, un codice di linguaggio abbastanza inusuale in un ambiente dove si dà del tu tra colleghi, direttori compresi.

Ho avuto un pessimo rapporto con lei negli anni in cui rappresentavo il Cdr del gruppo di Segrate (ne ho parlato diffusamente nel mio Volevo essere Jim Gannon), perciò non sono il miglior giudice per dire quanto fosse capace professionalmente. Tuttavia, nella Milano da bere di quegli anni il potere degli stilisti, soprattutto se vicini al socialismo di Craxi, aveva assunto, nei confronti dei media, forme di presenzialismo, tra redazionali e pubblicità, davvero notevoli. E la signora Vanni ha sfruttato al massimo questa eccezionale circostanza portando in casa Mondadori tonnellate di pubblicità, colmando di ricchezza il suo giornale, vera gallina dalle uova d’oro, e l’editore stesso.

La svolta storica è di queste settimane. Per la prima volta nel colophon del giornale c’è scritto direttrice e non direttore. Lo ha deciso Silvia Grilli, attuale numero uno del magazine.

In una recente intervista, diffusa in video su Instagram, e in occasione di un numero speciale del giornale, la direttrice Grilli ha detto: “Le donne non sono un soggetto svantaggiato da difendere, sono un patrimonio di conoscenze, talenti, capacità, passione che serve al Paese e al mondo. Ed è questa la strada da percorrere, cominciando dall’educazione quotidiana nelle case delle bambine e dei bambini, che devono assistere alla condivisione dei ruoli familiari, perché nessuna donna e neppure nessun uomo debba più limitare consapevolmente o inconsapevolmente le proprie ambizioni”.

E sul ruolo dei giornali, che definisce una passione travolgente, Grilli ha aggiunto: “Siamo stati protagonisti, come scrivevo all’inizio, di un’accelerazione della rivoluzione digitale e Grazia ha intensificato l’informazione di qualità su tutte le piattaforme online: dai social al sito. Ma solo i contenuti di spessore dell’edizione cartacea, la correttezza e serietà di questo settimanale in edicola possono permetterci di essere garanzia anche per tutto il resto. Per questo moltiplicheremo approfondimenti e contenuti speciali necessari per affrontare le nuove sfide. Ora più che mai abbiamo la responsabilità di agire”.

Quel direttrice è forse una piccola rivoluzione, ma è interessante sotto il profilo storico del giornalismo per un settimanale che esce ininterrottamente da 83 anni e sempre con lo stesso editore. That’s one small step for a man, one giant leap for mankind. Magari è troppo, ma se non altro è il segno che siamo entrati in un tempo migliore per il pubblico delle lettrici.

Credits

L’editoriale di Silvia Grilli

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