giorgio levi

Edoardo Agnelli, 20 anni fa. Dimenticato anche il ricordo

Vent’anni fa ad oggi moriva, a 46 anni, Edoardo Agnelli, figlio di Gianni e di Marella Caracciolo. Fratello di Margherita, madre di John Elkann, numero uno di Fca e Gruppo Gedi. Oggi La Stampa, che fu un gioiello dell’Avvocato e che è nelle mani di suo nipote Jaki, ha dimenticato la ricorrenza. Lo zio Edoardo è uscito definitivamente di scena.

Il figlio di Gianni si uccise (così stabilì la magistratura al termine delle indagini) la mattina del 15 novembre del 2000 gettandosi dal viadotto di Fossano, sull’autostrada Torino-Savona.

Sul caso Agnelli son state scritte centinaia di pagine. Molte delle quali hanno affermato che si sia trattato di un omicidio. Tuttavia, nessuno ha mai portato prove certe che avvalorino questa tesi. Alcuni si sono arrampicati sugli specchi pervasi da quei sentimenti di odio anti-Agnelli che hanno origini lontane. Prima ancora degli anni degli scioperi duri, delle contestazioni, delle contrattazioni sindacali. Gli Agnelli, detto fuor di metafora, ad alcuni pervicaci commentatori stanno sul culo. L’economia, la politica, la ricchezza, la lotta di classe, il padrone, l’operaio, i sindacati, persino la Juventus che è un motore di livore, le automobili, la Ferrari, i frigoriferi degli anni Cinquanta, non c’entrano nulla. Agnelli e la sua famiglia sono motivo di un odio genetico che si tramanda, senza che sia necessario portare prove a qualsiasi accidente dei quali sono accusati. La 500 elettrica fa schifo. Perché? Perché è una Fiat. Ci sei mai salito? No, ma lo so.

E’ così da almeno una settantina d’anni, il suicidio di Edoardo non ha fatto che alimentare i cazzari di turno. Io vorrei limitarmi a ricordare Edoardo, come ho fatto altre volte, come mio compagno di giochi dell’infanzia. Lo raccontai sul settimanale Epoca di Mondadori nel 1990, a pochi giorni dallo scandalo di Malindi, e l’avevo ripreso qui su questo blog nel 2011.

Un ricordo ben scritto lo ha pubblicato l’altro giorno qui Il Corriere della Sera a firma di Maria Luisa Agnese su 7 (consiglio di leggerlo), che ha ripreso quel mio stesso pezzo di Epoca.

Infine sulla famiglia Agnelli anche Dagospia pubblicò qui nel dicembre del 2016 un mio pezzo postato sempre su questo blog con il titolo Due o tre cose che so di Lapo. Un Agnelli geniale ma ribelle. Come suo zio Edoardo.

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