giorgio levi

Feltri, direttore di Domani: “Abbiamo scelto di dipendere dai lettori per essere liberi, senza condizionamenti”. Quasi come Montanelli nel ’74

Scrive, alla fine del suo editoriale, Stefano Feltri, direttore di Domani, il quotidiano di Carlo De Bendetti uscito per la prima volta oggi in edicola e online: “I giornali esistono se hanno lettori che li comprano in edicola e si abbonano online. Avremo anche la pubblicità, ma noi abbiamo scelto di dipendere dai lettori per essere liberi di fare inchieste e prendere posizioni, senza condizionamenti”.

Un’idea di giornale molto simile a quella che espresse Indro Montanelli, nel giugno del 1974 quando uscì il primo numero de Il Giornale: “Il mio padrone sono i lettori”. Poi sappiamo come è andata a finire. Perciò speriamo bene.

Di buono Domani ha il progetto grafico, che assomiglia moltissimo, nella testata e nei caratteri e persino nel formato, al Manifesto di qualche anno fa. Di buonissimo ha che gli articoli cominciano e finiscono (eccetto il paginone del vicedirettore Fittipaldi) nella pagina in cui sono. E quindi il lettore non deve rincorrere i pezzi che iniziano in prima e poi non li trovi più, o ti dimentichi di leggere il seguito quando cominci a sfogliare il giornale. Naturalmente questo dipende dalla foliazione, 20 pagine, meno della metà degli altri quotidiani. Questo consente di programmare timoni più mirati al contenuto dei pezzi.

Il prezzo di 1 euro è concorrenziale, in un mercato dove il costo di un quotidiano varia quasi ogni giorno, può superare anche i 2 euro, a seconda dei supplementi che lo compongono. E anche tra i giornali con foliazioni ridotte il prezzo minimo è sempre di 1, 20 centesimi.

C’è tanto da leggere, soprattutto nelle sezioni Fatti e Analisi. Ma chi ha tempo per farlo tutti i giorni? Forse è proprio questa la scommessa di De Benedetti, che ha coinvolto anche gli abbonati nella programmazione delle inchieste. E’ un giornale molto da edicola (o da iPad nella versione .pdf), è difficile che uno si metta a leggere online pezzi di questa lunghezza. Le modalità di scrittura di internet sono ormai declinate alla brevità.

I titoli sono un po’ banolotti, ma all’inizio ci sta. Dopo averlo sfogliato, letto e riletto non ne ricordo uno. Ma dipende certamente dai miei neuroni.

Per ora non c’è un marcato segno politico, anche se è evidente che non è la destra di Salvini il punto di riferimento del giornale. Ma non è nemmeno un quotidiano che risveglia i sopiti sentimenti della sinistra del Paese. Vedremo, è solo primo numero, per giunta imbottito di scuola.

Un primo responso lo daranno le vendite, ci vorrà qualche settimana per capire. Le 200 mila copie di tiratura di oggi sono il battesimo. La festa finisce sempre quasi subito.

Ma come scrive il direttore: “Domani inizia oggi”. Allora, auguri per domani.